Virginia Lodi, direttrice di la Provincia di Varese risponde alle proteste sul web

Screenshot Risposta proteste da direttrice  Virginia Lodi

Virginia Lodi, direttrice de La Provincia di Varese, ha risposto con un editoriale alle proteste e alla mail-bombing inviate alla sua redazione, dopo alcuni articoli su un  femminicidio, pubblicati sul quotidiano online da lei diretto,  firmati da Simona Carnaghi.

Il lato buono della medaglia  è che non abbia fatto orecchie da mercante quello cattivo riguarda il contenuto delle sue dichiarazioni che destano ancora molta perplessità e rivelano più una sorta di “difesa d’ufficio” che una chiarezza di idee sui motivi delle proteste (anche la foto scelta per l’editoriale non è felice).

Intanto prosegue  la raccolta di firme di protesta contro il linguaggio adoperato dalla cronista (pre-giudizi, stigma e colpevolizzazione per la vittima) per raccontare la morte di una donna, uccisa dal marito,  (i link ai due articoli e la descrizione dei fatti li trovate qua e se volete firmate l’Appello aprite il link https://ilportodellenuvole.wordpress.com/…/appello-la-stam…/). Vi  chiedo di aderire nello spazio dei commenti al mio blog o di scrivere a nadiasomma@alice.it. Anche Anarkikka e Monica Lanfranco hanno pubblicato l’appello a cui ha  aderito  anche Giulia Giornaliste.

Invieremo le firme  agli ordini dei giornalisti e alle istituzioni e faremo pressioni affinché promuovano una formazione rivolta ai giornalisti e alle  giornaliste con particolare attenzione alle scuole di giornalismo, sul tema della violenza contro le donne e il sessismo,  sollecitando la  realizzazione di  una Carta sulle questioni di genere.Chiedendo di far seguire azioni concrete alle parole spesso spese nei convegni sul tema,  dai presidenti degli ordini dei giornalisti.

No Raptus

Una lettrice che ha aderito all’appello proponeva un osservatorio sul linguaggio della stampa nei casi di violenza sessista ed io aggiungerei razzista, e omofoba. Sarebbe  una buona idea.

@nadiesdaa

Appello. La stampa che giustifica la violenza sulle donne è irresponsabile

No Raptus

Il 19 luglio scorso Loretta Gisotti, 54 anni, è stata assassinata dal marito. L’uomo l’ha presa a martellate e l’ha finita strangolandola.

Sul quotidiano La Provincia di Varese, a firma di Simona Carnaghi, sono usciti due articoli così intitolati: “Lei era sempre critica con Roberto e “E’ riuscita a distruggermi la vita. Ha vinto lei, vi chiedo perdono.

Gli articoli giustificano la violenza compiuta dall’uomo, colpevolizzano la vittima e, in un rovesciamento dei ruoli, empatizzano con l’assassino, evidenziandone la sofferenza.

Nel primo articolo si parla di una coppia normale che stava per andare in vacanza, nel secondo invece di una coppia che era già separata. Secondo la giornalista una critica non gradita nei confronti di un uomo sarebbela goccia che fa traboccare il vaso” e può quindi portare al  massacro di una donna come fosse un evento del tutto comprensibile se questa osa entrare in conflitto col marito.

Una narrazione che normalizza il femminicidio. La descrizione dei fatti si fonda sulle  dichiarazioni dei vicini di casa o su quelle dello stesso assassino senza alcun approfondimento. Viene evidenziato il dolore (comprensibile) della madre del femminicida ma si tace su quello dei familiari o amici, della vittima, come se non avessero anch’essi un lutto da affrontare.

Nell’articolo ricorre, poi, il fantomatico “raptus” anche se l’Associazione nazionale degli psichiatri italiani ha detto da tempo che non esiste.

L’articolo 17 della Convenzione di Istanbul che responsabilizza i media per cambiare la cultura della violenza è palesemente disatteso, nonostante da anni si parli di cambiare il linguaggio della stampa nei casi di violenza contro le donne, nonostante l’impegno della rete di giornaliste Giulia, che nel 2014 realizzò il  video Io me ne curo per sensibilizzare i mass media ad adoperare un linguaggio che non rimuova la gravità della violenza contro le donne

Eppure continuiamo ad imbatterci in articoli come questi.

Quello che scrivono i giornali incide così come quello che racconta la tv.

Se in un articolo di giornale o in un servizio tv che racconta la violenza subita da una donna, o un femminicidio, si sottolinea come era vestita, o se era antipatica, criticona, poco carina con il marito, le si fa violenza un’altra volta, o la si uccide di nuovo.

Se si insinua che, in fondo, se l’è cercata le si fa violenza, o la si uccide, di nuovo.

Se si parla di delitto passionale, di raptus, la si violenta o uccide di nuovo.

Le parole non sono neutre, e chi fa giornalismo ha una enorme responsabilità nella lotta, o nella conferma, degli stereotipi che alimentano la violenza.

L’informazione consapevole comincia da chi la fa, quindi dalle giornaliste e dai giornalisti, che sono la prima linea della buona o della cattiva informazione, che a sua volta è parte fondante della formazione delle coscienze individuali e collettive.

La serie di articoli pubblicati dal quotidiano la Provincia di Varese è un esempio vergognoso e ripugnante di come non dovrebbe mai essere trattata la cronaca di un femminicidio.

Per aderire scrivete a nadiasomma@alice.it o potete aderire nello spazio dei commenti del blog. Potete anche partecipare a mailbombing alla redazione: redazione@laprovinciadivarese.it  allegando se volete appello e firme.

 

Monica Lanfranco, Nadia Somma, Giulia Giornaliste, Simona Sforza, Suny Vecchi Frigio, Anarkikka, Antonella Penati di Ass. Federico nel Cuore, Donatella Martini, Barbara Bonomi Romagnoli, Luisa Garbatelli Rizzitelli,Veronica Mira, Barbra Bellini, Imma Cusmai, Ombretta Toschi, Ass.Demetra donne in aiuto, Stefano Marullo,Michela Bianca Nocera,Se Non Ora Quando Napoli,l’Associazione TerradiLei,One Billion Rising Napoli, Irma Lovato Serena, Giulia Laboranti, Cristina Barbieri, Rossana Ciambelli, Clelia Delponte, Donata Villari, Ilaria Nassa, Federico Raffaelli, Silvia Cattafesta, Daniela Tuscano, Pamela de Lucia,  Giusi Dessy, Laura Marrucci, Weruska Mannelli, Katia Cazzolaro, Yoghi Paola Gualano, One Billion Rising Rimini, Michela Prando, Gabriella Bifarini, Franco Barbuto, Andrea Mazzeo Fazio, Agata Manfredi,  Federico Raffelli, Maria Rossi, Roberto Peduto, Tilde Macinelli, Olinda Alò, Tiziana Scarano, Monica Mantivani, Manuela Evangelista,Nunzia Tuberosi, Simona Spaggiari, Marco Holsen,Claudia Varcich, Daniela Benvenuto, Carla Stancampiano, Daniela Iori,Cristina Rubagotti, Karen Ka, Monica Matticoli, Ernesto Sferrazza, Paola Sacchiero, Sara Paoli, Caterina Mion, Nabila Di Pilla, Sara Michieletto, Giovanni Moia, Stefano Dall’Agata, Aurora Munarin, Stefania Prandi, Stefania Spisni, Ornella Guzzetti, Michela Prando, Silvia Cattafesta, Inma Mora Sanchez, Veronica Mira, Vera Bessone, SOS Donna – Faenza, Cinzia Boffi, Christian Sarno,Viviana Elisabetta Gabrini, Paola Tavella, AnnaMaria Passaggio, Isolina Mantelli, Rompi il Silenzio – Centro antiviolenza – Rimini, Pasionaria.it, Manuela Fedeli, Sonia Balzani, Maura Musci, Francesca Cau, Fiamma Lolli, Luigina Pompei, Emanuela Valente, Claudia Forini, Valeria Bucchetti, Alessandra Novarese, Loretta Gisotti,Maurizio Lavore, Maria Grazia Borla, Danila Zangarini, Sabrina Sisto, Telefono Rosa Mantova, Catia Morellato, Alessandra Vanni, Chiara De Baggio, Luisa Giannitrapani, Francesca Genovese, Anna Meli, Valerio Prigiotti, Giovanna Covi, Annamaria Bercini, Laura Belloni Somzogni, Katia Menchetti, Elisabetta Santoni, Paola Dalle Molle, Guglielmina Cucci, Chiara Cristini, Marika Saccomani, Carta di Pordenone, Comitati territoriali Snoq di: Lodi, Cremona, Varese, Pioltello, Cesano Maderno, Bergamo, Salerno, Ancona, Torino, San Donà di Piave, Cava dei Tirreni, Cerveteri

(l’elenco delle firme  è in continuo aggiornamento)

‘Radio Globo sessista’, le donne sono gallinelle o cagne. Ma questa è satira?

Sessismo Radio Globo

 

Le donne? Gallinelle e cagne. Nei giorni scorsi, sul blog Pasionaria.it è stato denunciato il linguaggio di The Morning Show in diretta su Radio Globo, tutti i giorni. L’emittente trasmettea Roma e nelle province di Latina, Rieti e Viterbo. Durante le puntate andate in onda dall’8 al 15 luglio, i conduttori Massimo Vari, Roberto Marchetti e Federico De La Vallée hanno adoperato un linguaggio denigratorio e sessista nei confronti delle donne.

Lo spunto è stata la nomina di cinque assessore nella giunta Raggi che ha scatenato nelle loro menti un tremendo rovello: la scelta di un numero di donne pari a quello di uomini è dipeso dalle quote rosa? Devono essersi sentiti  perdutamente soli contro tutte quelle donne in fascia tricolore, tant’è che hanno cominciato a sciorinare baggianate sulla condizione lavorativa delle donne e sulla disparità dei salari, confutando ricerche statistiche con battute sessiste e altre uscite di cattivo gusto e prive di humor. Se i conduttori esibissero il loro ammuffito maschilismo nell’angolino di qualche bar, qualche anima pia gli potrebbe concedere l’alibi di aver bevuto qualche bicchiere di troppo ma costoro purtroppo hanno tra le mani un microfono e una radio e banalizzano il sessismo nascondendolo dietro la solita scusa: è “satira” (sempre così: se non è ironia, è satira). Nulla più distante dalle loro parole. La satira richiede intelligenza come l’ironia.

C’è andata di mezzo un’ascoltatrice, Barbara, intervenuta in diretta per replicare alla dabbenaggine con la quale era stato affrontato l’argomento delle quote rosa (a partire dal minuto 25:25 della puntata dell’8 luglio), è stata derisa per tutta la telefonata: ‘complessata‘, ‘va a morì ammazzata’, ‘torna in cucina’, ‘facci parlare con tuo marito’, come non bastasse è stata esposta anche agli insulti di ascoltatori scaricati da WhatsApp, senza alcun filtro: ‘Barbara chissà te quante ne conosci di posizioni’, ‘Barbara, schiava, zitta e chiava’ e anche ‘A Barbara te manca la vitamina c…’. ‘Barbara che rottura de coglioni’. E le risatine a corredo di questi interventi hanno aggravato il livello della comunicazione perché hanno fatto passare per scherzo ciò che è violenza verbale.  Questi tizi che pretendono di fare satira in radio, quando sono criticati però, si rivelano permalosissimi. Ilaria Nassa, che aveva scritto una lettera di protesta contro il loro programma suscitando l’indignazione sul web con il lancio dell’hashtag#BoicottaRadioGlobo, è stata denigrata e derisa con una pantomima propinata di frequente nelle puntate (in particolare al minuto 80 della puntata del 12 luglio): viene ripetuto il ritornello‘croccantini, croccantini’ e viene agitata una scatola, come a darle della ‘cagna’.

La protesta di Pasionaria.it è stata accolta da Telefono Rosa che ha denunciato l’accaduto anche alla presidente della Camera, Laura Boldrini e alla vice presidente del Senato, Valeria Fedeli e si è appellato all’Agcom – Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, all’Ordine Nazionale dei Giornalisti e all’Unar, Ufficio Nazionale Anti Discriminazione della Presidenza del Consiglio affinché vengano fatti approfondimenti sui contenuti delle puntate. In un duro comunicato, Telefono Rosa si è detto sbigottito anche per il fatto che l’editrice della radio sia una donna e ha domandato ‘se non sia venuto in mente alla editrice, al direttore artistico e ai suoi conduttori, quanto questo linguaggio possa essere dannoso per giovanissimi uomini e giovanissime donne che ascoltano perché è proprio questa subcultura del sessismo e della barbarie linguistica verso le donne che la violenza cresce, sguazza, si manifesta’. Ieri la vicepresidente del Senato Fedeli ha commentato che, nel Morning Show, ‘a proposito della realtà della condizione femminile siano state dette solo bugie e che i conduttori non hanno accortezza dell’argomento, né della forza delle parole che hanno la responsabilità di adoperare e si è rivolta all’editrice della radio: ‘Mi auguro che rifletta su quanto sia negativo l’esempio del programma’.

Troppe volte, ci si domanda a che serve ratificare trattati internazionali, come per esempio la Convenzione di Istanbul, se restano lettera morta. Tra le direttive per prevenire la violenza contro le donne, l’articolo 17 riconosce l’influenza del linguaggio e delle immagini nella società e nella cultura. Per questo raccomanda: «Le Parti incoraggiano il settore privato, il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e i mass media, nel rispetto della loro indipendenza e libertà di espressione, a partecipare all’elaborazione e all’attuazione di politiche e alla definizione di linee guida e di norme di autoregolazione per prevenire la violenza contro le donne e rafforzare il rispetto della loro dignità».

Dopo giorni di polemiche i conduttori hanno manifestato un certo nervosismo perché hanno cominciato a fare minacce di querela. Hanno rivolto ridicole accuse alle donne di Pasionaria.it che avrebbero “cavalcato la vicenda” e hanno ripetuto il solito insulto “cagne”. La giustificazione dietro la quale si sono malamente riparati è che loro non sono giornalisti (per fortuna), fanno intrattenimento e che quelle frasi andavano contestualizzate. Allora lascino questi argomenti a chi li affronta con competenza e facendo un’informazione corretta. Naturalmente ci sono state anche invettive contro le femministe che “hanno rotto i coglioni” e che“andrebbero rase al suolo”: pare che i conduttori, nonostante la loro età (son grandicelli), abbiano ancora tanta paura delle streghe cattive. E’ un vero peccato che non temano altrettanto l’idiozia, la volgarità e la violenza.

@nadiesdaa

Pubblicato sul Fatto quotidiano del 20 luglio 2016