Diario del 13 febbraio 2011

Oggi è il 13 febbraio, mi preparo per andare alla manifestazione Se non ora quando. Non andrò in una grande città, ma nella piccola città dove opera l’associazione di cui faccio parte e che si occupa di sostegno a donne vittime di violenza: andrò a Lugo. Sono in ansia, come se fosse una partita che non si può e che non si deve perdere. Come se dopo qualcosa debba accadere, debba accadere perforza. Mi da un passaggio Cristina, lavora con me al centro antiviolenza, da anni patrocina e fa consulenze legali alle donne vittime di violenza familiare: le va a prendere, le accompagna in tribunale, si occupa delle denunce, dei processi; stanca e instancabile lavora per un’idea, gratuitamente, come tante donne.
Mentre la aspetto sono in ansia, si sono fatte le 15,30 e allora invio sms ad amiche che so che sono alla manifestazione, a Bologna, a Roma, a Milano, a Ravenna. Chiedo, c’è gente?
Bologna, Francesca: “Tantissima. Un fiume. Tutto centro bloccato”
Ravenna, Teresa “Piazza del Popolo piena, piena non l’ho mai vista così”
Milano, Annagiulia “La commozione è al massimo…c’è un pienone immenso! Tutta la piazza Castello, tutta via Verdi fino a piazza Duomo e se non sai quant’è grande pensa al “tanto” e aggiungi ancora”
Roma, Marinella: “La piazza sembra esplodere per la folla:è l’urlo, è l’urlo delle donne!”
Si affaccia un ricordo. L’ultima volta che ho partecipato ad una manifestazione indetta dalle donne, era l’8 marzo 1981: 30 anni fa. La piazza era gialla di mimose, era piena di donne, fiduciose, ottimiste; procedeva a grandi passi, il riconoscimento del valore e dei diritti delle donne, velocemente, e forse oltre le nostre aspettative. La società ci faceva posto, e noi facevamo la nostra parte: progetti.. Avevo diciassette anni, poteva solo migliorare!
Quando nella piazza lughese invitano le donne ad intervenire cominciando a dire: “Sono qui perché” – parla Ida Cavallini, ha fatto la partigiana ed era giovanissima , racconta di tutte le lotte per il riconoscimento dei diritti non solo delle donne, i diritti di una società libera fondata su una democrazia.
Parla Cristina. E allora vedo, ha un libro tra le mani: Le Ribelli di Nando della Chiesa, parla delle donne che si sono battute contro la mafia. Il libro trema ed è perché le tremano le mani. In principio sono stupita dalla sua emozione, e mi rendo conto di essere anche io coinvolta, eppure abbiamo parlato tante volte in pubblico. Poi tocca a me “Sono qui perché”, e allora mi rendo conto di quanto profonda sia anche la mia emozione, è l’emozione profonda che nasce dalla comprensione lucida di cosa c’è in gioco, qualcosa che quell’8 marzo di vent’anni fa, a diciassette anni, come le altre giovani donne che erano accanto a me in una piazza gialla di mimose, non avrei potuto nemmeno immaginare: non sono in gioco solo le conquiste delle donne, è in gioco la democrazia, i diritti, la l’espressione del pensiero, della parola, la libertà di stampa, il diritto al lavoro, allo studio, i principi di eguaglianza, è in gioco il progetto di una società equa e umana, è in gioco il futuro. Forse é per quello che a Cristina tremano le mani, ed é per quello che quando concludo il mio breve intervento, la commozione mi stringe la gola.

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