L’Arcidignità

L’associazione nazionale Arci donna , dopo aver fatto una riflessione tra le sue socie, per più di un mese, si è costituita parte civile nel processo a Silvio Berlusconi per il Rubygate. “Le donne italiane sono cresciute e lo hanno dimostrato  il 13 febbraio quando un milione di persone ha  rigettato vecchi modelli culturali che portano indietro il Paese, a fronte di quante lavorano ogni giorno con competenza e intelligenza” ha spiegato la presidente Valeria Ajovalasit.

La motivazione della costituzione di parte civile riguarderebbe quindi i comportamenti del premier come lesivo della  dignità delle donne.  Berlusconi nel processo è imputato per il reato di concussione e  per prostituzione minorile. I diritti di Karima El Mahroug alias Ruby, saranno tutelati dalla procura di Milano, poiché all’epoca in cui si prostituì era minorenne. Ma le altre giovani donne che frequentavano la residenza di Berlusconi, erano maggiorenni e ben determinate a partecipare alle feste e a ricevere compensi in denaro o regali.  Proprio l’altro ieri è stata pubblicata un’intervista scioccante di Nicole Minetti, la consigliera regionale della Lombardia che impermeabile alle accuse di favoreggiamento della prostituzione, reclama addirittura a coronamento del suo “cursus honorum”, la Farnesina.

Una costituzione di parte civile,  se fosse possibile,  dovrebbe essere fatta da parte di tutti gli italiani e le italiane  per l’ingiuria continua che l’omuncolo di Arcore, arreca alle istituzioni italiane oltre che alle leggi, e per aver trasformato il parlamento italiano in un mercato di vacche e di buoi.

Ma, in questo specifico caso,  che c’entra la dignità di tutte le  donne?  E allora forse non dovremmo costituirci parte civile contro le veline, le subrettine, le prezzemoline dello spettacolo che con molta determinazione e senza alcuno scrupolo hanno preteso e ottenuto incarichi politici, peraltro pagati con pubblico denaro, come  compenso delle loro prestazioni sessuali? Giovani donne che  sono profondamente convinte  dell’antico e svilente detto che “ogni donna è seduta sulla propria fortuna”.

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