I lussi delle donne e il vademecum antistupro del Comune di Roma

A Roma stasera in Piazza Trilussa ci sarà una protesta per il vademecum antistupro patrocinato dal Comune di Roma con lo slogan: “Vademecum per la tua sicurezza. Sicurezza, un lusso che oggi noi donne vogliamo permetterci”.
Ventiquattro pagine redatte da un gruppo di donne, una ventina di promotrici, tra cui Anna di Lallo, ideatrice del progetto e dirigente della società Omniares comunication.
Diecimila copie del vademecum sono già state distribuite dal 10 luglio per le strade di Roma e nelle stazioni della  metropolitana.

Leggendo il vademecum si scopre che contiene i soliti consigli che ogni donna arrivata all’età di tredici anni già conosce perché se li è sentiti ripetere dalla nonna, dalla mamma o dalla zia.
Quelle della mia generazione un po’ vecchiotte, avevano un assaggio di questa tradizione di consigli antiaggressione, fin dall’età dell’infanzia con il noto “non accettare caramelle dagli sconosciuti”. Dopo qualche anno lasciate perdere le caramelle, le raccomandazioni tra la scaramanzia, il buon senso e il pregiudizio erano di evitare le strade non illuminate, di non vestirsi in maniera “provocante”, di non uscire sole di notte. Il vademecum contiene insomma le stesse raccomandazioni delle ansiose mamme.

Mi domando quali consigli dispenserebbe alle donne che negli anni ho incontrato: quelle aggredite a mezzogiorno sul pianerottolo di casa dopo aver fatto la spesa (non andate al supermercato?), o alle nove di mattina nei bagni della propria facoltà (non andate in bagno o non iscrivetevi all’università?) o ancora quelle molto più numerose vittime di violenza familiare (non sposatevi? ).

Il vademecum si conclude con consigli per gli acquisti, pubblicizzando Pe.Tra, un telecomando con localizzazione  gps  che se attivato richiede l’intervento delle forze dell’ordine. Ovviamente   a pagamento: il lusso che ci possiamo permettere insomma ce lo possiamo portare a casa con  299 euro. Oltre a coprirci, e ad evitare il buio e gli sconosciuti,  dovremmo anche  dotarci di gps un po’ come le auto di lusso; del resto noi donne ultimamente in Italia siamo rappresentate così: un po’ persone, un po’ cose. Sempre meno persone e sempre più cose.

Iniziative come queste, che uniscono l’utile al dilettevole, ovvero la demagogia al guadagno, sono davvero offensive ed irritanti. Per fare informazione e liberarci degli stereotipi dovremmo sapere invece che lo stupro avviene per in maggior parte all’interno delle pareti domestiche nelle relazioni violente, o da parte di amici, conoscenti o datori di lavoro e che solo una percentuale minore viene agita da sconosciuti per strada.
Dovremmo sapere a dispetto dei soliti consigli sull’abbigliamento, che lo stupro non ha a che fare con il desiderio ma con la distruzione, non si accompagna ad eros ma a thanatos: la sessualità è utilizzata per denigrare, umiliare, annichilire la vittima che durante l’aggressione viene ridotta ad un oggetto. Lo stupro è infatti una uccisione metaforica della vittima.

Sappiamo che la stampa e i Media hanno una grande responsabilità nel perpetrare lo stereotipo sullo stupro generando allarmismo, facendo da cassa di risonanza e amplificando l’effetto emotivo sul pubblico soprattutto quando si tratta di aggressioni per strada; alle donne così arriva un messaggio ambiguo e sottile che altera la reale percezione del rischio: “la strada, il luogo pubblico: non è il tuo spazio; lì non sei al sicuro. Se sei sola quindi una potenziale preda, con un compagno sei al sicuro. E’ la casa il tuo luogo sicuro ”. La realtà è che le donne sono più vittimizzate in casa per le violenze perpetrate dai partner.

Quando poi le aggressioni sono commesse da immigrati allora la cassa di risonanza dei Media è alimentata dai politici che strumentalizzano le violenze per instillare xenofobia e usare la paura a scopo elettorale promettendo “sicurezza”.

La paura permette di governare meglio e sulla paura  si può anche lucrare come la società che venderà Pe.Tra: il dispositivo “antistupro”.

Davvero la sicurezza per le donne non deve essere più un lusso? E allora perché non si finanziano i centri antiviolenza che in Italia sono a rischio di chiusura e che aiutano da vent’anni le donne vittime di violenza anche tra le mura delle “sicure” case? Perché il Piano nazionale contro la violenza alle donne non ha ancora finanziamenti?

Perché non si istituisce una commissione governativa che sanzioni le aziende che utilizzano manifesti o immagini pubblicitarie che mostrano donne reificate e umiliate o addirittura violate?
E invece si  lascia solo all’iniziativa individuale  la segnalazione allo Iap (Istituto di autoregolamentazione della pubblicità) delle immagini lesive della dignità delle donne.

E piuttosto che far circolare vademecum che reiterano stereotipi sullo stupro e rischiano di far ricadere sulle donne parte della responsabilità dello stupro, perché non si spendono risorse per sensibilizzare l’opinione pubblica, educare nelle scuole, formare i giornalisti per smantellare gli stereotipi e i pregiudizi che pesano sulle spalle delle donne vittime di violenza in modo che anche quando purtroppo la violenza avviene, non siano vittimizzate una seconda volta, e poi una terza?

L’intelligenza, la sensibilità, il rispetto dell’altro sono i migliori gps che si possano attivare nei cervelli umani ma ci vogliono anni di lavoro e di progettualità. Ci vogliono azioni politiche ed efficaci non sterile propaganda demagogica. I progetti politici e le azioni non si distribuiscono per strada o sulle metropolitane come i vademecum, e soprattutto nessuno ci può lucrare anche se tutti e tutte avremmo da guardarci non tanto in sicurezza  ma soprattutto  in civiltà!

10 pensieri su “I lussi delle donne e il vademecum antistupro del Comune di Roma

  1. sono interamente d’accordo come sai, con la preoccupazione che oltre i consigli di stare a casa, che è meglio, si esuberi verso le giustiziere della notte, le ronde magari di casa pound, la raccomandazione di guardarsi da accenti dell’est e pelli scure.. perchè c’è da preoccuparsi quanto questi arnesi si preoccupano, c’è da temere che stiano preparando una bella stretta autoritaria e repressiva..

  2. @anna lombroso non avevo pensato alle ronde…..ad un certo punto censuro la visione del peggio…ma su tuo suggerimento è uno scenario possibile: ronde (fatte di uomini e donne così si celano dietro le pari opportunità) che schedano, o peggio, immigrati, gay, e già che ci sono prostitute…il problema è sempre quello quando c’è chi vuole estendere il controllo “Chi controlla i controllori?”

  3. Oltre ad essere intollerabilmente sessisti e misogini, questi ‘saggi consigli’ sono il riflesso della cultura del SonoCazziTuoi: siamo noi donne che dobbiamo proteggerci perché solo un ingenuo può sperare di cambiare il mondo. (nonostante società e mondo cambino in continuazione e da sempre. mah)

  4. @ Alessandro e si lo sappiamo è proprio stato scritto da una donna…..e appoggiato entusiaticamente da una ventina di donne…come disse una volta Aldo Busi le donne, molte donne non sono ancora libere sono delle liberte….la trovo una splendida definizione della condizione che vivono molte molte donne….

  5. Purtroppo vivo a Roma, magnifica città, teatro però di queste ipocrite iniziative. Non è la prima, ma forse quella più conosciuta e, lasciatemi dire, più stupida. Cosa pensano i nostri politici delle donne lo sappiamo bene! perchè tanta preoccupazione? per evitare scandali come quelli del Quadraro (http://controcornice.it/2011/03/05/chi-protegge-le-donne-dalle-donne-e-dai-difensori-delle-donne/)?

    Anche io ho l’impressione che noi donne, sempre più intraprendenti, veniamo ricacciate nelle mura domestiche, sulla cui sicurezza le statistiche dimostrano ben altro.
    Forse dovremmo rispondere al sindaco con una Slut Walk!
    http://controcornice.it/2011/06/15/dopo-il-gay-pride-arriva-la-slutwalk/

    non so se lo sapete, ma lo spray al peperoncino è illegale!

  6. no!!!!!!!!!!!!!!! non è nel mio stile insultare!🙂 però c’erano 2 link e forse l’antispam ha considerato spam il mio commento.
    Ve lo rimando senza link:

    Purtroppo vivo a Roma, magnifica città, teatro però di queste ipocrite iniziative. Non è la prima, ma forse quella più conosciuta e, lasciatemi dire, più stupida. Cosa pensano i nostri politici delle donne lo sappiamo bene! perchè tanta preoccupazione? per evitare scandali come quelli del Quadraro (1° link)?

    Anche io ho l’impressione che noi donne, sempre più intraprendenti, veniamo ricacciate nelle mura domestiche, sulla cui sicurezza le statistiche dimostrano ben altro.
    Forse dovremmo rispondere al sindaco con una Slut Walk (2° link))!

    non so se lo sapete, ma lo spray al peperoncino è illegale!

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