Centri antiviolenza a rischio chiusura, causa manovra finanziaria italiana? Il parere di Titti Carrano

Titti  Carrano avvocata di  Differenza donna (Roma) dall’11 settembre scorso, è la nuova presidente dell’associazione nazionale D.i.re (Donne in rete contro la violenza); l’associazione è stata fondata nel 2008 per dare maggiore forza e visibilità ai centri antiviolenza, e nei mesi scorsi ha lanciato l’allarme per il rischio di chiusura di alcuni Centri antiviolenza che operano da due decenni in Italia, a causa dei tagli al welfare del Governo. Un momento difficile e impegnativo che si appresta ad affrontare con molta determinazione.

L’obiettivo di D.i.Re – spiega Titti Carrano – è di essere più forte e diventare sempre  più un punto di riferimento politico dei centri antiviolenza e ideare linee politiche nell’ottica del pensiero della differenza di genere. L’associazione si impegnerà in particolare per fare emergere le difficoltà che molti centri, troppi, hanno in varie parti d’Italia. Una problematica da affrontare è nel Piano Nazionale contro la violenza alle donne che non specifica che cos’è un Centro antiviolenza, e quali sono le sue specificità, e non valorizza il lavoro che i  Centri hanno fatto in vent’anni non solo per il sostegno alle vittime, ma per un cambiamento culturale. Il rischio è che qualunque ente o associazione impegnata nel sociale ma senza alcuna esperienza specifica, possa partecipare a bandi o accedere ai finanziamenti di progetti contro la violenza, inserendo nel proprio statuto la finalità del contrasto alla violenza alle donne.

Il Piano nazionale contro la violenza di genere e lo stalking redatto dal Ministero delle Pari Opportunità, è stato approvato nell’autunno del 2010 e presentato alla Camera dei deputati. E’ un documento che i Centri antiviolenza aspettavano da anni, ma è risultato essere una risposta inadeguata alle aspettative delle associazioni che lavorano sul campo anche perché non è  fatta alcuna specificazione sulle risorse e i finanziamenti da erogare a contrasto del fenomeno.

D.i.Re – continua Titti Carrano – ha partecipato alla stesura del rapporto per la Conferenza della Cedaw, la convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, adottata dall’Onu nel 1979, e a cui l’Italia ha aderito. Le  conclusioni  sull’attuazione delle  politiche e delle azioni istituzionali contro la violenza alle donne nel nostro Paese sono sconfortanti.  L’Italia si distingue in negativo. Manca ancora una raccolta nazionale  dati statistici sulla violenza alle donne. L’unica ricerca  è quella condotta dalla Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, che raccoglie la rassegna stampa sui femminicidi, quindi è evidente che molti casi non vengono registrati. Il Governo italiano, è l’unico in Europa, a non raccogliere i dati sul femminicidio e non è in grado di estrapolare il dato delle donne vittime di violenza familiare da quello delle donne vittime di criminalità. L’ultima indagine Istat è del 2006 ed è ormai datata. Il Governo italiano è stato invitato a formare le forze dell’ordine e a ratificare la convenzione del Consiglio d’Europa sugli interventi e strumenti sociali e legali sulla violenza alle donne, istituire un numero di Case Rifugio adeguato al fenomeno, percorsi specifici affinché le vittime possano accedere alla giustizia e sostegno alle donne richiedenti asilo e immigrate; a questo proposito, a causa della legge Bossi-Fini e la legge sul pacchetto sicurezza, le donne straniere vittime di violenza sono in grande difficoltà se vogliono denunciare maltrattamenti. I tribunali, i servizi sociali e la polizia hanno infatti l’obbligo di segnalare all’autorità competente la presenza di clandestini.

L’altro punto dolente è quello della rappresentazione  della donna in Italia, non solo per come viene proposta nei Mass Media, ma anche per come  viene percepita nella società italiana; il comitato della Cedaw ha condannato duramente l’Italia per gli stereotipi di genere che sviliscono le donne.

Il prossimo appuntamento importante  organizzato da D.i.re – conclude –  sarà la XIIIa Conferenza Internazionale contro la violenza di genere della rete Wave (Women Against Violence Europe)  che si terrà a Roma l’11, il 12 e il 13 ottobre.

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2 pensieri riguardo “Centri antiviolenza a rischio chiusura, causa manovra finanziaria italiana? Il parere di Titti Carrano

  1. Complimenti!dotoressa Carrano per tutto quello che fate! sono la presidente di una piccola associazine per immigrati “Il mondo a colori”in particolare donne provenienti dal maghreb(area araba). se avete bisogno di qualsiasi cosa pio nel mio piccolo sono a vostra disposizione!fatiha.

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