L’amarezza degli indignati

E’ piena di amarezza, Antonella, questa mattina; ieri era partita da Ravenna con un autobus,per partecipare alla marcia degli Indignados. Trentasette anni,psicoterapeuta, un’ adesione alla manifestazione con nel cuore la speranza e l’entusiasmo che finalmente in Italia ci fosse un risveglio collettivo, la voglia di sentirsi parte attiva nella politica.

Contestare i poteri finanziari che dettano legge sulle nostre vite, dire in maniera forte e chiara a questo governo e questa casta dove i corrotti e gli indagati invece di dimettersi si scagliano contro la magistratura, reclamando l’immunità, che non ci rappresenta più.  Un pomeriggio di sole e l’arrivo alla stazione di Anagni e poi la metropolitana e il corteo da Termini verso piazza San Giovanni. “C’era una calma quasi surreale, e persone sorridenti: gruppi dell’Arcy, di Legambiente, sindacati, studenti,precari.

E’ stato tutto tranquillo, per un po’, ma poi arrivati ai Fori imperiali abbiamo cominciato a sentire dei botti, mi sono girata ed ho visto che davano fuoco ad un cassonetto e un ragazzo con il passamontagna cercava di divellere un segnale stradale. La polizia non era molto distante, stavano qualche metro indietro ai lati del corteo. Ma il fumo del cassonetto devono averlo visto. Perché non sono intervenuti subito a bloccare le violenze? Arrivati in Piazza San Giovanni,la situazione è precipitata in un crescendo di violenza e di atti di vandalismo e sono cominciati gli scontri con la polizia. Ad un certo punto in via Merulana c’erano solo questi gruppi di violenti e basta, perché non sono stati  isolati e bloccati dalla polizia?

La situazione peggiorava e allora ci siamo rifugiati sul sagrato della Chiesa di San Giovanni, e a quel punto, nonostante fossimo con le braccia alzate, e non ci stessimo nemmeno muovendo,la polizia ha cominciato a lanciare contro di noi dei i lacrimogeni. Perché?  Ho pensato d essere in uno stato di polizia. Pareva che le forze dell’ordine invece di portare la calma, volessero aumentare i disordini.

Ci volevano disperdere, ma perché? Non stavamo facendo niente. Poco dopo è cominciato il panico e la gente continuava a salire verso la Chiesa, per fortuna i sacerdoti hanno aperto i cancelli e attraverso i giardini la gente è riuscita a spostarsi,altrimenti ci sarebbe stato il rischio di finire schiacciata contro i cancelli”.

Oggi il centro di Roma mostra il volto devastato dalle violenze, non si parla più della protesta degli Indignados ma solo delle violenze,  e Roberto Maroni, ministro degli Interni di questo governo che ormai non vuole più nessuno, parla di “punizioni esemplari”per i violenti, di clima intollerabile in stati democratici.

Dopo il caos dei violenti ecco le parole di chi “garantisce l’ordine e la sicurezza dei cittadini”: il gioco è fatto!

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