Il criminologo e il crimine dell’omofobia

 E’ difficile stilare l’elenco dei pregiudizi omofobi e delle tesi con ambizione di scientificità ma lesive  della dignità umana,  profusi da Francesco Bruno, criminologo,  psichiatra e docente universitario, in un’ intervista sull’omosessualità, rilasciata ieri su Pontifex Roma:  un blog ispirato ad un  cieco fondamentalismo moralistico e religioso, frequentato da prelati, dove i pregiudizi abbondano ma l’intelligenza latita.

 Un’intervista fatta per “bacchettare” Vittorino Andreoli che in un dibattito sull’omosessualità, avviato sul giornale cattolico Avvenire, aveva detto che non è una malattia, ma una normale  variante di comportamenti sessuali. 

Francesco Bruno è stato spesso ospite ed opinionista in  quei  programmi   televisivi in tinta rosso sangue dove si spacciano psicologia e psichiatria  in pillole, e si continua a fare quello che si faceva nei secoli considerati più bui della storia: ovvero si esorcizza la paura della nostra anormalità quotidiana con la sovraesposizione mediatica  del mostro di turno: “L’anormale è lui noi siamo tutti normali e per bene”, e poi via con puntate fiume ed ore ed ore di gogna televisiva con grande soddisfazione del voyeurismo degli spettatori sui particolari degli  assassinii, degli stupri o degli occultamenti dei corpi delle vittime. 

Ma  esorcizzare l’anormalità  in tv, a Bruno non basta, così si è sentito in dovere di dichiarare il suo dissenso dalla decisione presa ventidue anni or sono dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità quando eliminò l’omosessualità dall’elenco delle patologie .  Anzi il criminologo ha specificato che  “lomosessualità è una malattia e in alcuni casi è  persino una scelta borderline criminosa” (?). Essere gay per Francesco Bruno significa essere malati o criminali.

Negli anni ’90 dopo il pronunciamento dell’Oms, ci sarà stato chi avrà sperato che fosse arrivato il tempo di vivere in libertà e gioia l’omosessualità così come l’eterosessualità. Non si poteva immaginare, allora, l’involuzione  e il tramonto che attendevano  la società italiana all’inizio del secondo millennio, con rigurgiti sempre più violenti di razzismo, sessismo ed omofobia. 

Se  in una società le donne e gli uomini non sono o non si sentono liberi di innamorarsi, amare e desiderare come il loro corpo e la loro anima chiede, allora è la società che è patologica, profondamente patologica e non ho dubbi che lo psichiatra Francesco Bruno in questo tipo di società,  si senta nella norma.

 

 

 

 

 

 

 

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