La parcellizzazione del popolo pensante

di SABRINA ANNA PIRAS

Io sono ‘la gente’.
Tutti siamo la gente: io antifascista sono la gente, ma lo sono anche quelle stesse forze reazionarie ed estremiste che sembrano prontamente occupare tutti quegli spazi sociali che la coscienza democratica civile, oggi bradipo confuso, sembra sempre più spesso incapace di custodire.

La parola “gente” racconta genericamente di masse di umanità diversamente aggregate, stratificazioni di esistenze in continuo movimento. Sotto quest’unica etichetta forze diverse si ricompongono e si fronteggiano, ricontrattando continuamente aspettative e forza coesiva.

 
Ma è il pensiero strutturato e sociale che trasforma queste aspettative in obiettivi; e sono gli obiettivi concordati e condivisi a riportare la genericità delle azioni della “gente”  sul piano concreto delle azioni di un popolo in grado di farsi portatore attivo e pensante della propria voce.

Esiste un dato sociologico importante di cui non si parla abbastanza e che riferisce di situazioni sempre più diffuse di mobbing: aumentano  le situazioni in cui la dirigenza delle aziende, impone o raccomanda, più o meno esplicitamente, di evitare amicizie e contatti extra lavorativi tra i dipendenti durante le pause e i tempi morti, o fuori dalla giornata lavorativa. I padroni cioè non sembrano gradire quanti, tra i loro dipendenti, si parlano, si confrontano, fanno fronte comune spontaneamente e al di fuori delle relazioni lavorative imposte.

C’è qualcosa nell’empatia possibile che il potere vuole prevenire e scoraggiare. Forse una contemporaneità di pensiero, di sincronismi, una compattezza di percezione e condivisione di stati d’animo, aspettative, scontenti e obiettivi che sono scomodi e pericolosi.
Impera et divide, dunque. Da sempre.
Scoraggiare l’empatia scoraggia il pensiero comune, il confronto, la solidarietà; interrompe la maturazione politica della “gente” in “popolo pensante”; parcellizza il pensiero di cui si nutre la consapevolezza e, di conseguenza, parcellizza le forze intellettuali del popolo a garanzia indisturbata di chi sul popolo esercita il potere; sfrangia il popolo pensante nel pieno dei suoi intenti di coalizzata reazione al sistema.

La parcellizzazione del popolo pensante è un vero programma politico, preciso e accurato.
Spacca il malcontento popolare e ne dissolve il significato in istanze estemporanee e personalismi; incoraggia l’insoddisfazione sociale a sottrarsi alla riflessione politica e agli intenti programmatici risolutivi che proprio la politica dovrebbe saper prospettare alla società civile; scardina la matrice sociale collettiva della protesta attribuendo alle sue istanze il valore di risibili ‘lamentele’ partigiane; permette che gruppi di estremisti e reazionari si approprino del senso delle manifestazioni per svuotarle di significato; lavora affinché le ragioni ideologiche di appartenenza del popolo siano mistificate, rese inconsistenti, banalizzate.

Che ci piaccia o no, il senso dei Forconi, del silenzio stampa che ne ha avvolto le vicende, delle rivelazioni su chi abbia tirato (concretamente o strumentalmente) le fila della sua organizzazione, consiste proprio in una operazione di screditamento della coesione popolare portata avanti secondo la tradizione degli stati autoritari.

La parcellizzazione indebolisce il potere reattivo e di contrattazione civile del popolo pensante, e garantisce invece i poteri forti centrali; sottrae forza di coesione e la disperde facilitando gli antagonismi degli uni contro gli altri: dei lavoratori statali contro i (cosiddetti) indipendenti; dei precari contro i liberi professionisti senza contratto; dei cassintegrati contro i lavoratori con contratti a termine che non danno adito neanche alla disoccupazione; degli agricoltori appartenenti alle associazioni contro gli agricoltori dissidenti; delle forze ‘nuove’ contro i centri sociali; del nord contro il sud; dei nazionali contro gli immigrati; del popolo della rete contro il popolo tecnofobo e tecnoscettico; dei giovanilisti ad oltranza contro i sostenitori della vecchia becera dirigenza cementata nelle clientele. E viceversa.
Del comune senso sociale hanno fatto sottomultipli volatili e incapaci di convergere e dialogare su obiettivi condivisi.
Ci vogliono soli, gli uni contro gli altri.
Guerriglieri senza armata.

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