L’arma dello stupro e la sentenza della III sezione della Corte di Cassazione

 

La III sezione della Corte di Cassazione in seguito ad un pronunciamento della Corte Costituzionale del 2010, ha stabilito che non esiste più l’obbligatorietà della custodia cautelare in carcere per gli imputati di stupro di gruppo. La sentenza ha l’intenzione di  ristabilire il principio di uguaglianza tra imputati, sancito dall’articolo 3 della Costituzione, per cui la decisione della custodia cautelare deve essere valutata dal giudice nel reato di  stupro come in qualsiasi altro reato, inoltre,  lo stupro di gruppo non viene più considerato una condizione aggravante per stabilire la custodia cautelare in carcere. 

La  sentenza ha scatenato l’ indignazione di molte donne e uomini espresse anche sul web. Si teme un  affievolimento della percezione sociale della gravità del reato in un contesto sociale e culturale dove ancora oggi non esiste una condanna unanime dello stupro: in  condizioni diverse  questa sentenza forse non sarebbe avvertita come pericolosa o regressiva.

 La violenza sessuale è l’uccisione simbolica della donna attraverso l’annichilimento della sua soggettività, identità, volontà, dignità:  sadismo, delirio di onnipotenza e volontà di annientare sono elementi dello stupro che non ha nulla a che vedere con l’ eros ma piuttosto con  thanatos. Il confine tra l’ annullamento della soggettività della vittima e la sua soppressione fisica  è talmente labile che c’è  il rischio che una donna sia davvero uccisa dopo la violenza sessuale.

Lo stupro è ancora oggi l’unico crimine dove la vittima non ottiene solidarietà, compassione, sostegno incondizionato nella società.  Anzi. E’ ancora un reato dove fin dalla sua denuncia anche sulle pagine dei quotidiani o nei servizi televisivi sono i comportamenti della vittima ad essere evidenziati, talvolta stigmatizzati. La domanda, il dubbio sulla responsabilità della vittima trapela nelle parole e nei commenti dei giornalisti.

 Il linguaggio che racconta lo stupro sui media, rispecchia e alimenta il pregiudizio della collettività e mette in evidenza i comportamenti,  la condotta di vita, i costumi sessuali, l’aspetto fisico, l’età della vittima. Le valutazioni sono tutte tese alla ricerca del “male” che ha scatenato lo stupro e la reazione dell’aggressore o degli aggresori. In un processo per stupro insieme ai fatti , purtroppo, si accerta anche la responsabilità della vittima. Sempre.

 L’ideologia dello stupro  o meglio l’ideologia  sullo stupro è più che mai oggi resistente e non è un  caso che lo sia ancora dopo anni in cui si è affermata la libertà di espressione del desiderio e della sessualità femminile.

L’ideologia sullo stupro è l’estrema resistenza all’accettazione della libertà  delle donne.

Ma tornando alla sentenza della III sezione della Corte di Cassazione, paradossalmente si potrebbe dire che gli stupratori non sono eguali ad altri criminali proprio per la controversa risposta sociale a cui vanno incontro. Molto dipende dal contesto sociale in cui avviene la violenza e dagli attori coinvolti. Chi è la vittima, chi sono gli aggressori?

Sono italiani, stranieri, benestanti, emarginati, giovani vecchi, ricchi o indigenti?

  E’ già avvenuto anche recentemente che donne vittime di violenza sessuale abbiano dovuto subire  l’isolamento sociale,  intimidazioni e altre forme di violenza  anche dalla collettività.

L’unica eccezione riguarda le violenze  in cui gli autori  sono  stranieri, immigrati, extracomunitari. In quel caso la riprovazione e la condanna dello stupro avviene incondizionatamente non tanto per  la violazione dell’integrità fisica e psicologica della donna, ma perché è stata violata  una donna che “non apparteneva loro”. Uno “sgarro” fatto ad altri uomini. Alle donne, quando sopravvivono allo stupro, resta tutto il peso della elaborazione della violenza: un percorso doloroso che dura a volte una vita intera, troppo spesso senza aver ottenuto giustizia oppure con la rinuncia a chiederla.

Il lavoro da fare resta soprattutto  culturale.

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3 pensieri su “L’arma dello stupro e la sentenza della III sezione della Corte di Cassazione

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  2. Indubbiamente non è possibile pretendere una legislazione speciale per lo stupro, ma nello stesso tempo si deve riflettere di qunate volte le vittime hanno giustizia negata

  3. Comunque sia la reazione in rete è stata eccessiva e soprattutto ha frainteso il portato della sentenza di Cassazione che ha ristabilito il principio di uguaglianza della legge della nostra Costotuzione. Questa volta le accuse sono state inforndate e inutili

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