Whitney Houston e il dramma delle “nate stelle”

  Whitney Houston è  morta  ieri a 48 anni per cause ancora da accertare. L’hanno  trovata  nella stanza del Beverly Hills Hotel:  poche ore dopo  avrebbe  dovuto partecipare al party di inaugurazione della consegna del Grammy Awards. La bambina prodigio dalla voce da soprano, divenuta da adulta  un’ artista internazionale che ha vinto  sei Grammy Awards, che ha venduto nel mondo 170 milioni di dischi, se ne è andata dopo una vita fatta di successi e di gravi sofferenze: concerti e set cinematografici alternati a depressione, abusi di droga, disturbi alimentari, ricoveri in clinica.  Un dramma  personali che ha compromesso anche  la sua vita artistica  tenendola  lontana dalle scene per alcuni anni.  Whitney Houston come Amy Winehouse, come Marilyn Monroe, come le tante (e i tanti) nate stelle è morta prematuramente: una vita arenata sulle  difficoltà quotidiane dopo aver cavalcato l’onda dell’ebbrezza del successo e l’adorazione di milioni di fan.  Forse più che  cercare le cause della profonda sofferenza in  vessazioni (la Houston era stata picchiata per anni dal marito) o in carenze affettive vissute nell’infanzia,  sarebbe interessante interpretare le storie delle nate stelle  (o dei nati stelle) attraverso le parole de Il  codice dell’anima di James Hillman,  e di quella  bella parte dedicata a Judy Garland: bambina prodigio, morta prematuramente dopo una vita di alti e bassi tra quotidianità, set, palcoscenico, pubblico adorante e droga. Le nate stelle e la loro  difficoltà di “discendere” sulla terra e di incarnarsi:  icone dell’immaginario collettivo che non riescono a vivere conciliando quotidianità, firmamento di quello stesso immaginario  e  dimensione artistica.  Le nate stelle e il dramma finale a cui abbiamo assistito più volte: la morte incontrata dopo anni di consunzione del corpo e della mente  tra alcol e droghe, o le morti improvvise nello schianto violento di un’auto come accadde a James Dean. E’ il  dramma di restare imprigionati  nella bolla delle illusioni,  di essere Some where over the rainbow, mentre  il saper vivere consiste nella capacità di essere con i piedi in contatto e radicati sulla terra e lo stare altrove viene pagato con un prezzo altissimo;  ed è  curioso che uno degli incidenti artistici di Whitney Houston che  nel 2000 causò la  cancellazione  dall’esibizione nella Notte degli Oscar derivò dal rifiuto  di cantare proprio  la canzone che rese celebre nel Mago di Oz, la bambina prodigio Judy Garland: Some where over the rainbow.  La difficoltà di incarnarsi è anche la dimensione di chi soffre di anoressia , di cui  Whitney Houston ha sofferto e di cui soffrì anche Maria Callas un’altra nata stella scomparsa prematuramente per le difficoltà di discendere dall’over the rainbow e camminare ogni giorno, passo dopo passo,  quaggiù sulla terra.

 

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4 pensieri su “Whitney Houston e il dramma delle “nate stelle”

  1. Anche io ho fatto il collegamento con Hillman, anche con la parte dedicata alla cattiva ghianda, ricordi quando racconta che le donne che stanno con uomini perversi si auto-eliminano? l’ex della cantante dopo 15 anni di matrimonio e varie violenza scrive un libro in cui ne parla male ed ora la piange, e non è l’unico che ha usato la sua fragilità, talento e bellezza per poi spaparazzarla e abbandonarla

  2. @Simonellac concordo con quello che scrivi. Uomini predatori e qui mi viene in mente Clarissa Pinkola Estès, dove racconta come troppo spesso donne talentuose ma tragiche (poco radicate in sè stesse) si circondano o investono affettivamente in uominio sbagliati…basta guardare la stessa Callas…in questi casi credo che gli uomini violenti (è accaduto anche a Tina Turner o distruttivi, hanno la stessa funzione delle droghe e dell’alcol..consumano il talento, vitalità e creatività di donne fragili, proiettate altrove…..nell’illusione.

  3. …per vivere in eterno devi andartene presto!
    difficile dire se le star abbiano l’esigenza dell’immortalità oppure soffrano, molto più dei comuni mortali, delle difficoltà che il quotidiano ti riserva.
    la verità è che quando voli in alto se dovesse capitare di cadere non c’è scampo, invece quando ti trovi ad altezze modeste puoi anche cavartela.
    ma qui sta la differenza tra gli acrobati ed i nani…

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