Un 8 marzo pieno di gelo

 

Oggi  è l’8 marzo la festa della donna. La celebro da quando ho quindici anni. Da ieri le mimose sono  esposte in mazzi adagiati in  grandi cesti davanti ai fiorai. Il freddo di febbraio ha compromesso la fioritura di buona parte delle coltivazioni.

 Così penso a quella bella pianta di mimosa che la mia vicina aveva nel suo giardino e che è morta per la neve e il ghiaccio di febbraio. 

Penso alla festa della donna di trent’anni fa con le donne in movimento nelle piazze, un movimento che continuava  anche nella vita privata e politica. Oggi come allora è 8 marzo,  anche con  il ricordo di quella mimosa uccisa dal gelo  mentre passo davanti ai cesti di mimose dei fiorai.

 I percorsi di rinascita non sono mai in progressione continua. Avanzano tra aperture e chiusure, come la fioritura in primavera con  petali aperti o gemme  bloccate sotto il gelo o le improvvise tempeste.

Come il gelo culturale e di civiltà che attanaglia l’Italia e che ha bloccato  molte  conquiste sociali colpendo particolarmente la libertà e la dignità delle donne.

 Libertà e dignità  attaccate dal precariato, dai boicottatori  della 194, quelli che si fanno chiamare “obiettori di coscienza”, quelli con la coscienza piccola  che dimenticano che la 194 è una legge contro l’aborto clandestino.  Attacchi che non hanno risparmiato il diritto al congedo per maternità negato alle madri lavoratrici con il precariato o con  le dimissioni in bianco.

Penso ai politici italiani e  al gelo delle loro battute misogine e volgari  e alle loro politiche misogine e violente: come la legge sulla fecondazione assitita, ed alla loro ignavia ed indifferenza di fronte ad una condizione della donna che scivola talmente in basso nel nostro Paese, da collocarla al 74°  posto nella classifica del gender gap. 

La violenza familiare è l’altro gelo che avanza con i  maltrattamenti o i  femicidi delle donne che non vogliono più stare accanto ad un uomo violento o che vogliono semplicemente separarsi.

Penso a quella parete di ghiaccio contro cui impatta la denuncia  continua delle tante donne che oggi  nel web hanno un luogo in più dove contribuire al movimento, e che si riuniscono nelle associazioni, nei centri antiviolenza, e degli uomini, ancora troppo pochi, perché si smetta di regredire in questo Paese così meschino e arido con le donne.

 Come se le donne non avessero cittadinanza e fossero davvero congelate in  una aspettativa familiare, istituzionale, sociale e culturale che le vuole e le proietta  altrove, in una dimensione  dove è possibile chiedere e pretendere da loro tutto, negando riconoscimenti e dignità oltre che libertà di scelta. Una dimensione in cui il desiderio di movimento delle donne viene bloccato dalla violenza.

 Ma nonostante tutto siamo ancora in movimento e non ci ferma nemmeno  questo gelo che avanza.

2 pensieri su “Un 8 marzo pieno di gelo

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