Massimo Fini: un desolato analfabeta nell’anima

“Infine, anche se il campo è minatissimo perché  attiene proprio alla libertà individuale, troppo spesso le ragazze di oggi i comportano da ‘vispe terese’. Citerò, per tutti, il caso, di qualche anno fa, di tre donzelle che, sulle montagne di Abruzzo, passarono tutte sculettanti davanti a un pastore di pecore macedone che, non sapendo né leggere né scrivere, ma riconoscendo solo i propri istinti, le inchiappettò. Girare al largo dei ‘pastori macedoni’, pieni di alcol e coca, con i freni inibitori abbassati come le loro brache, che circolano nelle zone d’ombra intorno alle discoteche, non è pruderie moralistica, ma elementare prudenza”. (dal blog di Massimo Fini, L’ossessione per la donna)

Con queste parole, Massimo Fini, suscitando indignazioni di lettrici e lettori, ha concluso un articolo scritto sul suo blog sabato scorso,   riferendosi ad una puntata di Agorà a cui aveva partecipato sul tema della violenza alle donne.

Ieri se ne è scusato in  un articolo  sul blog del Fatto quotidiano intitolato Chiedo scusa ai lettori: non sapeva che due delle tre donne aggredite erano state uccise.  Se fossero rimaste in vita potevano essere dileggiate allegramente? Ricordo che nell’ articolo Stupratori di tutto mondo, unitevi! scritto l’estate scorsa dopo l’arresto di Strauss Khan aveva dissertato sulla differente gravità tra  una rapina ed un rapporto orale imposto. (Insomma il denaro sarà pure sterco del demonio ma vale più dell’integrità del corpo e della mente di una donna).

Eppure le parole scritte da Massimo Fini sabato scorso, sono state talmente goffe e brutali da credere difficilmente che siano state scritte in malafede:  vispe terese sculettanti e le inchiappettò ,  conati volgari e goliardici per descrivere le vittime e la  violenza di uno stupro.  Un vocabolario in cui è del tutto assente la capacità di dire e raccontare la violenza maschile sulle donne non solo con le parole adatte ma con le emozioni ed i sentimenti adatti. Un desolante analfabetismo nell’anima.

La chiusura di quell’articolo  non solo dimostra una totale assenza di percezione  emotiva che con lo stupro e il  femicidio ci sia una donna straziata dal dolore e dalla morte, una donna destinata tuttalpiù a sopravvivere dopo la violenza. Una donna che lascia  con la sua morte fisica o psicologica un vuoto di affetti e di relazioni.

Ma rivela anche  una profusione disarmante di luoghi comuni e pregiudizi sullo stupro e sulla violenza alle donne. Lo stupro (e quante volte lo dovremo ripetere, quante? ) nasce  dalla volontà di annichilimento  e umiliazione delle vittime e sono gli stessi stupratori a raccontarlo: ininfluente l’aspetto fisico o l’età della vittima, ininfluente la circostanza, solo la necessità di identificare una vittima da colpire con rabbia e distruttività. Il corpo della vittima è solo un mezzo e il sesso maschile è l’arma usata per colpire.

Eppure siamo ancora qui a dover leggere stancamente, opinioni logore ed errate che raccomandano prudenza alle donne che si avventurano in strade buie o davanti alle discoteche, dove ad attenderle  c’è il “mostro” in agguato, quando si sa che statisticamente le donne sono vittime di violenza e aggressioni sessuali soprattutto tra le mura domestiche e lo stupratore possiede le chiavi di casa. E si sa che anche gli stupri da parte di sconosciuti colpiscono donne di tutte le età e a qualunque ora del giorno.

Resta la magra consolazione delle scuse, rivolte però solo ai lettori; le lettrici sono rimaste  innominate e rimosse nell’universo di Massimo Fini: se imparasse a declinare il femminile in tutte le sue forme psicologiche e grammaticali forse la sua anima imparerebbe a parlare non solo delle donne ma anche e soprattutto alle donne.

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5 pensieri su “Massimo Fini: un desolato analfabeta nell’anima

  1. Ho letto le scuse e l’articolo, nel quale egli infantilmente lamenta il fatto che la sig. Carfagna ha attaccato la sua opinione, immemore del fatto che lui l’aveva difesa. Ciò ci da conto del livello del suo ragionamento. C’è un passaggio assolutamente offensivo: ”l’uomo non è quello che… ecc… ” Tali affermazioni sono offensive per qualsiasi uomo, degno di questo nome. Sono frutto di pochezza intellettuale.

  2. Aggiungo che, tra i problemi, c’è quello di certe “gabbie mentali” che imprigionano gli uomini. Stereotipi. Gli uomini sono fatti in un certo modo, così come le donne, e nulla può cambiare. Sono al di fuori del tempo e della storia. Ciò non solo è stupido, ma è una forma di disprezzo verso l’essere umano in sé stesso. L’autore, s’intuisce, disprezza anche sé stesso. (pover’uomo)

  3. Condivido quello che ha scritto. certi schemi mentali (come quelle di Fini) umiliano soprattutto gli uomini, definiti come individui spesso incapaci di controllare pulsioni per questioni biologiche o fisiologiche

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