Lettera aperta contro la “caccia mediatica” alle donne che denunciano violenze familiari

Come associazioni impegnate sul fronte della prevenzione e contrasto alla violenza di genere, nonché a tutte le forme di abuso e maltrattamento sui minori, non possiamo che dirci preoccupate per quanto avvenuto il 27 marzo con la pubblicazione di un articolo sul Resto del Carlino, nella sua edizione di Ravenna, dal titolo “La mia compagna scomparsa con i figli. Chiesto l’intervento di Chi l’ha visto? 

Un articolo dal tenore sconcertante se non addirittura inquietante per più motivi: primo tra tutti perché si è presentata in maniera distorta e parziale una situazione che doveva, invece, essere trattata con molta cautela perché coinvolge minori che si trovano in una situazione di gravi tensioni familiari, sfociate anche in atteggiamenti di violenza, sulle quali stanno indagando gli organi preposti; in secondo luogo, fatto forse ancora più grave, perché sia la legale del presunto abbandonato, sia il giornalista che ha redatto il pezzo (pubblicato senza firma), hanno, in maniera gratuita e con una leggerezza ingiustificabile, divulgato il luogo dove temporaneamente si trovavano, in condizioni di protezione, la donna è i bambini. Un atto irresponsabile che, esponendo alla morbosa curiosità dei lettori, sottopone ad un di più di stress psicologico e, forse, ad un rischio di incolumità fisica, persone già provate dalla difficile situazione familiare.

 Ma, infine, la cosa più grave nell’articolo richiamato consiste proprio nel fatto che, in alcun modo, il giornalista sente il dovere di dare conto del fatto che la reale sorte della ‘”presunta” scomparsa fosse a conoscenza tanto dell’uomo, quanto della sua legale.

Infatti, secondo quanto evidenziato da Nadia Somma, presidente dell’associazione Demetra, nella sua diffida indirizzata alla trasmissione di Rai3, la legale era stata informata dai Carabinieri già la sera stessa dell’intervento operato in emergenza.

Altro che “compagna scomparsa”: forse il giornalista ha omesso doverosi approfondimenti, ma è davvero deplorevole che la legale e il suo assistito facciano finta di non sapere che, se invece di prendere contatti con la redazione di quotidiani locali e di trasmissioni televisive nazionali, si fossero rivolti ai dirigenti del servizio sociale, molto probabilmente il percorso di ripristino del diritto alla genitorialita’, ritenuto leso, sarebbe già iniziato.

 Per tacere del fatto che riteniamo che le uniche abilitate ad accertare i fatti, tanto più in situazioni così delicate, siano le Autorità giurisdizionali, nelle rispettive sedi, e non trasmissioni televisive o estemporanee indagini giornalistiche, che rispondono a logiche completamente diverse.

Quello che ci preme rappresentare e rivendicare, a fronte di tale episodio, è il nostro essere parte attiva di un sistema di difesa della parte debole dei conflitti familiari, nonché l’assoluta necessità di sostenere una modalità di intervento che è una prassi consolidata in Europa e che punta – in caso d’intervento delle istituzioni preposte – prima di tutto a mettere in sicurezza, insieme alla “presunta” vittima, i minori, vittime “certe” del clima di violenza, non solo fisica, che si respira in una famiglia in cui è chiamata ad intervenire la forza pubblica per ripristinare se non proprio la serenità, almeno una parvenza di normalità. 

Nel contempo ci interessa censurare, insieme al comportamento dei giornalisti e del giornale, anche quello di una professionista che affida la sua importantissima quanto delicatissima funzione di rappresentanza d’interessi, per quanto di parte, alla spettacolarizzazione, al sensazionalismo e, comunque, a vie improprie e lontane dalle sedi deputate.

 Infine, vogliamo evidenziare che i sistemi di contrasto alla violenza maschile, la tutela della vita e dell’incolumità delle donne, la lotta contro i femminicidi, la difesa dei minori dalla violenza assistita, NON SONO UN GIOCO, ma rispondono a logiche e procedure ferree e consolidate a livello europeo che l’Italia si è impegnata ad applicare quando nel giugno 2013, il Parlamento ha ratificato la Convenzione di Istanbul.

Logiche e procedure che nella nostra Provincia, grazie ai protocolli stipulati con tutti i soggetti interessati, diventano concrete reti di salvataggio, incisive azioni preventive e fondamentali percorsi di sostegno.

 Auspicando dunque, un intervento, quantomeno conoscitivo, degli Ordini professionali di riferimento, facciamo appello ad un aumento di vigilanza ed impegno di tutte le associazioni e delle organizzazioni coinvolte, nonché alla partecipazione attiva dei cittadini, perché non trovi alcuna eco l’atteggiamento di chi tenta di vanificare anni di sforzi, di ricerca, di sensibilizzazione, di crescita collettiva vissuti nell’interesse delle donne, dei bambini e di tutta la Comunità.

 A firma delle associazioni

Demetra Donne in Aiuto – Linea Rosa – SOS Donna – Dalla parte dei minori – Seconda Stella per l’affido familiare

 

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