Unitevi all’appello dell’associazione nazionale D.i.Re al Governo Renzi

 
 
L’associazione nazionale D.i.Re donne in Rete contro la violenza si rivolge al presidente del Consiglio e pubblica un appello, invitando cittadine, cittadini, e parlamentari a firmarlo, affinchè siano mantenuti gli impegni presi dal Governo Letta. Dopo la ratifica della Convenzione di Istanbul, e l’approvazione della cosiddetta legge sul femminicidio che era stata criticata fortemente dai centri antiviolenza, lo scorso autunno erano cominciati i tavoli interministeriali per elaborare il nuovo Piano Nazionale Antiviolenza.
 
I tavoli si sono riuniti per due mesi, aprendo un confronto, tra istituzioni ed associazioni, con l’obiettivo individuare azioni, definire protocolli e progetti per prevenire il fenomeno della violenza, sostenere e rafforzare le vittime. D.i.Re vi ha partecipato coinvolgendo le operatrici e le attiviste dei 65 centri antiviolenza che rappresenta, ma con la caduta del Governo Letta, i tavoli non si sono più riuniti e non si sa ancora che ne sarà delle riflessioni e del materiale che è stato prodotto durante quegli incontri. Il precedente Governo aveva stanziato 17 milioni di euro che avrebbero dovuto essere distribuiti tra i centri antiviolenza nel 2013 e nel 2014, come era previsto nella legge sul femminicidio. Ebbene nemmeno di questi finanziamenti si è più saputo nulla.
 
Il governo Renzi, nonostante gli appelli del movimento delle donne e delle attiviste dei centri antviolenza non ha ancora assegnato le Pari Opportunità nè ad un ministero nè in delega. A marzo era stato fatto il nome di Teresa Bellanova che sarebbe succeduta a Maria Cecilia Guerra, occupandosi della delega per le Pari Opportunità, ma anche in questa occasione, tutto si è concluso con un nulla di fatto. Il Piano Nazionale Antiviolenza attende di essere rinnovato, ancora mancano protocolli omogenei sul territorio nazionale che rispondano adeguatamente alle donne che denunciano violenze, ancora ci sono solo 500 posti letto per le vittime e i loro figli, contro i 5mila500 previsti dalle direttive europee, e ancora i centri antiviolenza combattono giorno dopo giorno con la manzanza di finanziamenti e sopravvivono spesso grazie all’autotassazione delle attiviste. Nulla è cambiato da quando l’estate scorsa è stata ratificata con il voto unanime del Parlamento, la Convenzione di Istanbul. Un’atto che resterà una delle tante operazione di facciata, se non si manterranno gli impegni presi applicando le sue direttive. Il governo Renzi ancora non ha dato alcuna risposta, non l’ha data alle attiviste dei cenri antiviolenza e del movimento delle donne, non l’ha data alle donne che in Italia subiscono violenze e maltrattamenti. Firmiamo l’appello scrivendo a direcontrolaviolenza@women.it. Serena Dandini è stata tra le prime a sottoscriverlo.
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