Marco Cubeddu: A.A.A…A volte ritorna (purtroppo)

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Rieccolo. Un anno fa era sopraffatto da minishorts di tredicenni che si facevano i gavettoni per festeggiare la fine dell’anno scolastico, all’inizio di questa estate invece confida ai suoi lettori di essere un “amico delle donne” di ascoltare  confidenze e di fornire consigli. Ed io sto qua a replicare ancora delle critiche, perdonate  questa debolezza: è estate, fa caldo e voglio occuparmi di baggianate. Sul suo blog ha recentemente  pubblicato   A.A.A: cercasi vero maschio  dove scrive di un’amica respinta sessualmente da un ragazzo e fa una filippica semiseria, una ribollita  condita da abbondanti stereotipi da far rimpiangere le conversazioni sui treni: quelle sul tempo, “non ci sono più le mezze stagioni” o sulla politica, “si stava meglio quando si stava peggio”. Cubeddu è l’ultimo tra gli ultimi virili resistenti, suddivide le amiche che si confidano con lui in “maneggevoli” e non maneggevoli  manco fossero degli aspirapolvere e rimpiange i bei tempi in cui il premio migliore per una lavoratrice non era un aumento di stipendio o essere  stimata professionalmente bensi’ ricevere  una pacca sul culo dai colleghi (non specifica se collettiva o individuale). Il  giovane giornalista vive circondato da un mondo di uomini “effeminati” (che orrore!)  dipendenti  dalla mamma, che vanno in ansia e sognano evirazioni per aver ricevuto un bacio e soffrono di gastrite. Ma lui no! Si batte con virilità e lo dimostra spiegandoci che ha il fornello lurido e la cucina sottosopra, che appena sveglio guarda con un ghigno la luce del sole fumando una sigaretta, (probabilmente dopo aver dismesso la pelliccia da lupo mannaro) mangia bistecche al sangue,  non si fa depilare nemmeno per l’elettrocardiogramma, batte il pugno sul tavolo, mangia aglio, non mette tappo al tubetto del dentifricio e infine rutta e bestemmia mentre guarda il calcio. E pensare che anche Ugo Fantozzi mangiava frittatona di cipolle, beveva birra e sfogava il rutto libero davanti alle partite imprecando contro arbitri e calciatori. Sta a vedere che non avevamo capito che pure il ragioniere innamorato della signorina Silvani nascondesse dentro di sé un virile resistente. Lo so, l’articolo di Cubeddu è semiserio (spero) ma anche l’ironia dovrebbe essere tessuta con un certo stile evitando di inciampare in battute sulle donne ammazzate e  sui loro assassini che trovano il tempo per ucciderle, e dovrebbe pensare prima di scrivere che la crisi del maschio è ben rappresentata da un personaggio dei Soprano’s, un mafioso con attacchi di panico. Come se la violenza dei mafiosi possa essere un esempio di virilità per i maschi: qualcosa da rimpiangere se perduta. Cubeddu  pare non sapere che la  virilità fu una  costruzione culturale che  prescriveva agli uomini la qualità della forza interiore invece della brutalità, e il controllo  di sé stessi e dei propri impulsi piuttosto che il controllo e il  dominio degli altri. Non lo sa e  fa un torto ai suoi avi patriarchi se riduce l’essere virili ad un affare di rutti, flatulenze e peli. @Nadiesdaa

4 pensieri su “Marco Cubeddu: A.A.A…A volte ritorna (purtroppo)

  1. comunque la virilità (come la femminilità) non è solo una costruzione culturale nè è solo natura (dato che la nostra natura è anche cultura ed è inevitabile)..è un modo di essere che si può vivere in diversi modi..e di sicuro si può essere virili anche depilandosi

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