Stalking e maltrattamenti: niente più arresto preventivo, nemmeno per i più pericolosi

Dal  Fatto quotidiano del 3 luglio 2014

Risposte efficaci per le donne vittime di minacce e violenze? Indietro tutta! Il 28 giugno è entrato in vigore il decreto legge 26 giugno 2014 n 92 che eviterà l’arresto e la detenzione in carcere o a domicilio, agli autori di maltrattamenti familiari e di stalking (ma anche di furti in abitazione, piccole rapine, e ullallà, corruzione o illecito finanziamento ai partiti). E’ possibile leggere un commento al decreto sul sito Penale Contemporaneo. La norma sarà estesa automaticamente ai pluri-recidivi e a tutti quelli a rischio di reiterazione del reato senza alcuna valutazione del tribunale di sorveglianza. Insomma sarà applicabile anche alle situazioni con maggior pericolosità.

Non bastava la sorpresa del riparto dei finanziamenti della Conferenza Stato-Regioni che devolverà esigui fondi per le attività dei centri antiviolenza storici e delle Case Rifugio (quelle poche che ci sono); il decreto legge  del 26 giugno penalizzerà soprattutto le donne vittime di violenza familiare e stalking, maggiormente esposte al pericolo per la natura del reato. Lo sgomento tra le operatrici dei centri è tanto, e non si comprende se un siffatto decreto sia frutto di disattenzione o cinismo.  

L’anno scorso il Governo Letta emanò il cosiddetto decreto legge sul femminicidio, molto criticato dai centri antiviolenza, che mancava poco mandasse in carcere l’autore di maltrattamenti anche su denuncia del vicino di casa. A distanza di un anno il Governo Renzi fa un decreto pericoloso che mina le misure cautelari a tutela alle vittime di violenza. 

Potremmo rassicurare le donne se nel nostro Paese ci fossero le 5700 Case Rifugio previste dalla direttive europee, per ospitalità e protezione, invece ce ne sono solo 500, e molte sono a rischio di chiusura. Sappiamo da qualche giorno che l’entità dei finanziamenti che arriveranno non saranno sufficienti per l’affitto e le utenze di un anno.

Chi ha voluto questo decreto è fortunato: non deve guardare  in faccia le donne come accade a  noi, quando sono angosciate per le minacce che ricevono.

Io li condannerei al volontariato nei centri antiviolenza, glielo spieghino loro alle donne che  chiedono aiuto.

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