Quanto vale il lavoro delle donne nei centri antiviolenza?

Copertina Demetra Donne in Aiuto Lugo di Romagna

 

Il 30 settembre  la prima convenzione del centro antiviolenza Demetra donne in aiuto si concluderà. Le donne del centro stanno interloquendo con le istituzioni locali per chiedere un’ implementazione dei progetti del centro antiviolenza, aumentando il finanziamento all’associazione anche in previsione dell’apertura della Casa Rifugio. Una struttura arredata e sistemata con le sole forze delle volontarie, che non avrà costi di locazione perché di proprietà di una concittadina che ha stipulato  un contratto di comodato gratuito con  l’associazione.

La Convenzione di Istanbul in vigore dal 1° di agosto, indica ai Paesi che l’hanno sottoscritta, di sostenere le organizzazioni non governative,  la legge quadro per la parità contro le disciminazioni di genere, varata dalla Regione Emilia Romagna lo scorso mese di giugno, riconosce il valore dei centri antiviolenza, il protocollo Anci -D.i.Re sottoscritto nel maggio 2013 anche, ma saranno sufficienti studi, linee guida, trattati internazionali, firme su firme e dichiarazioni di intenti  in assenza di una volontà politica di intervenire strutturalmente sul fenomeno?

L’ indagine Quanto costa  il silenzio? realizzata da  Intervita Onlus  ha fatto un calcolo dei costi della violenza contro le donne: il silenzio sul femminicidio costa 16,7 miliardi di euro, più di una legge di stabilità. Gli investimenti, invece, sono solo di 6,3 milioni di euro. La conclusione è che nel 2012 una donna ogni 3 giorni è stata uccisa dal proprio partner, e che più di un milione di donne hanno subito almeno una molestia. Volendo stimare anche gli atti di violenza si arriva alla cifra stratosferica di 14 milioni: ovvero 26mila euro al minuto.

Nella nostra realtà locale dopo nove anni di attività politica e di servizi svolti a titolo di volontariato che hanno fatto emergere il problema dove non era mai stato misurato, l’associazione Demetra Donne in Aiuto, nel settembre 2013,  ha ottenuto la prima Convenzione con l’Unione dei Comuni della Bassa Romagna che  ha finanziato il progetto P.Eg.A.S.O. (Progetto Emergenza Accoglienza Sostegno ed Ospitalità).  Questo ha permesso  l’apertura del Centro Antiviolenza per tredici ore settimanali  (invece delle quattro ore precedenti) e un servizio di ospitalità in emergenza dal lunedì alla domenica dalle 10 alle 23, senza soluzione di continuità.

Il finanziamento previsto per il progetto era di 18 mila euro che è stato suddiviso in 13mila 200 euro per le due operatrici che si alternavano settimanalmente per l’emergenza e 3mila 800 per l’operatrice che lavorava all’accoglienza. E’ sufficiente fare un calcolo aritmetico per capire che la retribuzione netta delle operatrici dell’emergenza è stata di euro 450 al mese per 308 ore di reperibilità (la retribuzione non ha compreso gli interventi ed  i rimborsi spese). L’operatrice dell’accoglienza è stata invece retribuita con 230 euro nette per  36 ore mensili. Una scommessa che le operatrici hanno accettato per un anno, consapevoli di fare un notevole monte ore di lavoro non retribuito adeguatamente  con l’obiettivo  di  dare maggiori risposte  al problema  della violenza,  in attesa di un più forte  sostegno delle istituzioni. L’associazione ha  provveduto a reperire fondi con privati per aumentare di 100 euro mensili il compenso delle due operatrici dell’emergenza e di 70 euro quello dell’operatrice di accoglienza e per pagare altre spese. I mille euro avanzati dal finanziamento sono stati spesi per bollette telefoniche, cancelleria ecc.

Se facciamo un bilancio dal 1 ottobre 2013 al 31 luglio 2014, sono state svolte 86 ore settimanali retribuite dal progetto P.Eg.A.S.O. Progetto Emergenza Accoglienza Ospitalità per  34 settimane per un totale di  2924 ore.

Le ore di volontariato (2948 h 50’) hanno superato quelle retribuite (2924). Nel 2012 le ore di volontariato erano state: 1139, ed erano calate rispetto al periodo compreso tra il 2007 ed il 2010 quando il progetto ospitalità in emergenza venne sospeso in quanto era finanziato con 3500 euro annui, di fatto era realizzato con il solo  volontariato e con spese tutte a carico dell’associazione.

Con la convenzione le ore di volontariato sono aumentate: questo significa che quanto più le istituzioni sostengono con finanziamenti i centri antiviolenza tanto più si implementa l’attività di volontariato. I motivi sono da riscontrare nella maggiore razionalizzazione e organizzazione del lavoro che grazie al supporto di operatrici retribuite ha prodotto un maggior tempo investito nella formazione e nel  coinvolgimento  di nuove volontarie per realizzare nuovi progetti.

Le ore retribuite sono da suddividere tra 2618 ore dedicate all’emergenza e 306 dedicate all’accoglienza delle donne.

Se si sommano le ore di accoglienza retribuite dalla convenzione (306) a quelle svolte a titolo di volontariato (647) si giunge a complessive 953 ore di accoglienza dedicate alle donne nel periodo dal 1 ottobre al 31 luglio: si evince che l’associazione Demetra è impegnata nelle sole ore di attività dell’accoglienza, dal lunedì al venerdì per 5 ore e mezza giornaliere.  Le ore realizzate grazie al progetto P.EG.A.S.O sono da suddividere tra 2618 h dedicate all’ospitalità in emergenza e 306 dedicate all’accoglienza delle donne.  L’ospitalità in emergenza è quella che ha necessitato della metà delle ore di attività svolte dall’associazione (53%) al secondo posto l’accoglienza (16%), al terzo la formazione e la supervisione (6%) e poi le consulenze legali (5,1%). Il lavoro d’equipe che consiste in riunioni e organizzazione del lavoro è al quinto posto (4,5%), seguono redazione di materiale informativo e progetti (3,5%), allestimento Casa Rifugio (3,4%), accompagnamenti (2,9%), contabilità (1,7%), eventi (1,5%), sportello lavoro (0,8%), Coordinamento Regionale dei centri antiviolenza (0,8%), Osservatorio Regionale sulla violenza (0,5%), D.i.Re Donne in Rete (0,3%). 

Si tratta di una notevole somma di ore che impegnano un numero di quindici socie e sei consulenti (sei donne ed un uomo, un avvocato)  che mantengono in vita un progetto che altrimenti non sarebbe possibile realizzare.

Se si calcola invece economicamente il volontariato tenendo conto di una retribuzione di 15 euro all’ora, si verifica che tradotto in termini economici, il centro antiviolenza Demetra ha prodotto un lavoro pari a 44mila 220 euro. La cifra è calcolata per difetto.

Ho descritto la realtà del centro antiviolenza Demetra ma tutti questi sono progetti che se non fossero realizzati dai centri antiviolenza non troverebbero alcuna prosecuzione, in quanto le istituzioni non li realizzano. Sarebbe sufficiente razionalizzare le spese per dare sostegno adeguato ai centri antiviolenza e senza cifre esorbitanti rispetto ai costi della violenza.

La Regione Emilia Romagna sta provvedendo a verificare il censimento di case rifugio e centri antiviolenza rispetto a quanto era emerso dalla Conferenza Stato Regioni quella che ha stabilito criteri per i quali ad ogni centro antiviolenza spetterebbero 3mila 500 euro l’anno.

In attesa di risposte istituzionali il lavoro delle donne dei centri antiviolenza mantiene in essere, nonostante tutto, progetti  per la salute e la vita delle donne. Ma fino a quando?

10 luglio 2014 la protesta davanti alla sede della Conferenza Stato Regioni
10 luglio 2014 la protesta davanti alla sede della Conferenza Stato Regioni

di Nadia Somma

 

 

 

 

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6 pensieri riguardo “Quanto vale il lavoro delle donne nei centri antiviolenza?

  1. L’ha ribloggato su womenareuropee ha commentato:
    Il 30 settembre la prima convenzione del centro antiviolenza Demetra donne in aiuto si concluderà. Le donne del centro stanno interloquendo con le istituzioni locali per chiedere una implementazione dei progetti del centro antiviolenza, aumentando il finanziamento all’associazione anche in previsione dell’apertura della Casa Rifugio. Una struttura arredata e sistemata con le sole forze dell’associazione, che non avra’ costi di locazione perche’ di proprieta’ di una concittadina che ha stipulato un contratto di comodato gratuito con l’associazione Demetra.
    La Convenzione di Istanbul, entrata in vigore il 1 di agosto indica ai Paesi che l’hanno sottoscritta, di sostenere le organizzazioni non governative, la legge contro le disciminazioni varata dalla Regione Emilia Romagna riconosce il valore dei centri antiviolenza, il protocollo Anci -D.i.Re sottoscritto nel maggio 2013 anche, ma saranno sufficienti studi, linee guida, trattati internazionali, firme su firme e dichiarazioni di intenti in assenza di una volontà politica di intervenire strutturalmente sul fenomeno?

  2. ma se siete un’associazione di volontariato, perchè tanta enfasi sul fatto che si lavora gratuitamente? Ci sono tante assoiazioni che operano nel sociale senza finanziamenti pubblici, anzi che raccolgono fondi da mettere a disposizione del pubblico, perchè per voi dovrebbe essere diverso? cio’ non toglie che apprezzi l’operato dei centri antiviolenza, ma un po’ di modestia non guasterebbe

    1. Cara Alice, quello che lei erronealemte definisce ‘enfasi’ sul volontariato non e’ che l’analisi qualitativa e quantitativa del lavoro che viene svolto nei centri antiviolenza. L’obiettivo non e’ la pretesa ad avere volontariato retribuito che sarebbe una constraddizione in termini ma solo evidenziare come un minimo di sostegno finanziario ai centri antiviolenza permetterebbe di avere un aumento dell’impegno volontario, ottenendo servizi di qualita’ e competenze. Se ha letto con attenzione il post lo scrivo molto chiaramente. Si tratta di servizi che il pubblico non offre alle donne che subiscono violenza. Le faccio un’esempio: la reperibilita’ per emergenza e’ fatta solo dal centro antiviolenza Demetra, come altri progetti. E sono servizi che l’Italia e’ vincolata a svolgere. Si tratta di far scelte politiche. Se le istituzioni non intendono finanziare i centri antiviolenza ci dicano come e con quali soggetti intendono farli. La scelta di distribuire a pioggia i finanziamenti destinati ai centri anche ad associazioni che non hanno alcuna competenza in materia di violenza, le pare una scelta politica limpida?

  3. sarebbe interessante sapere qualcosa in piu sull’esito di questa attività. Se i risultati ci sono è pio facile avere finanziamenti

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