Le parole della violenza nel convegno del 7 novembre. I Centri antiviolenza emiliano romagnoli si confrontano con i media

Logo del Coordinamento Regionale dei Centri Antiviolenza dell'Emilia Romagna

Una giornata per riflettere su media e violenza contro le donne perché le parole con il  loro significato chiamano all’esistenza tutto ciò che altrimenti sarebbe destinato a restare invisibile.  Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia Romagnaha organizzato il convegno Le parole della violenza. Centri antiviolenza e media si confrontano su come raccontare la violenza contro le donne che si svolgerà venerdì 7 novembre a Bologna, nella Cappella Farnese di  Palazzo d’Accursio. Interverranno le giornaliste Marina Terragni e Luisa Betti, Antonio Farnè, presidente dell’ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna, Chiara Cretella, assegnista di ricerca all’Università Bologna e Anarkikka, autrice e vignettista. Giovanna Ferrari porterà la sua dolorosa testimonianza che è stata anche raccolta nel  libro denuncia  Per non dargliela vinta nel quale  ricostruisce passo passo i retroscena dell’assassinio della figlia.

Era l’11 febbraio del  2009 quando Giulia Galliotto venne brutalmente assassinata dal marito ma quel femminicidio subì una metamorfosi e nelle aule del tribunale come sulla carta stampata fu raccontato, a dispetto dell’evidenza dei fatti,  come un “delitto d’onore”.

Palazzo D'Accursio Bologna

Dopo gli interventi della mattina, si svolgerà una tavola rotonda e si inaugurerà la mostra fotografica Donne al Centro realizzata da Valeria Sacchetti, una giovane fotografa che dopo l’uccisione di un’amica, ha scoperto i luoghi che accolgono donne vittime di violenza. La mostra è nata dalla collaborazione dei centri antiviolenzaNONDASOLA, Donne insieme contro la violenza e della Casa delle Donne contro la violenza e documenta i percorsi di quattro donne ospitate nelle Case Rifugio. Ogni foto è commentata dalle  parole delle donne rivelando esperienze distanti dalla rappresentazione che i media fanno delle donne e della realtà della violenza. Nella distanza tra la rappresentazione e la realtà resiste tutta la volontà, conscia o inconscia, individuale o collettiva, di rimuovere le disparità tra uomini e donne che negli aspetti più involuti e distruttivi porta alla violenza di genere. Quella che le donne incontrano nelle relazioni di intimità, tra le pareti delle loro case, ma anche nelle strade o nei luoghi di lavoro.

 

@Nadiesdaa

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