Mimose avvelenate. I militari e l’occupazione organizzata dell’8 marzo a Imola

E’ trascorsa quasi una settimana dall’8 marzo amaro di Imola – amaro perchéoccupato – e a mio avviso, in modo molto simbolico, contro le donne stesse – da polemiche e azioni  quantomai inopportune. Un 8 marzo in cui duecento persone hanno sfilato in un corteo organizzato dal Comitato pro-fucilieri San Marco a sostegno di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò italiani agli arresti in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani. Il corteo, promosso con la scusa di “esprimere solidarietà alle mogli e alle figlie dei due militari italiani” era partito dalla stazione e si era snodato con gonfaloni, banda e striscioni lungo le strade di Imola, inviando ben altri messaggi.

Manifestazione 8 marzo Imola pro Marò

Gonfiare i muscoli per occupare l’8 marzo delle donne è stata una vera e propria ritorsione, che colpisce tutte le donne, contro un episodio avvenuto il 14 febbraio scorso quando, dopo aver ballato durante l’One Billion Rising, alcune femministe hanno letto un messaggio che osava ricordare “il deplorevole e vergognoso modo in cui sono state descritte Greta e Vanessa, le due ragazze rapite in Siria, per fortuna ritornate sane e salve ma che agli occhi dell’opinione pubblica sono state descritte come due “sprovvedute” perché hanno messo a rischio la propria vita per dare sostegno alle popolazioni vittime di guerra.. la reazione sarebbe stata la stessa se fossero stati due uomini? Probabilmente no, sarebbero stati accolti come eroi, così come sono stati descritti quei due marò che hanno ucciso dei pescatori indiani”.

Niente di più che questo, poche parole che esprimevano una legittima opinione, ma  sufficienti a far pervenire un invito pubblico a tacere – non solo da parte di 200 persone, ma anche di istituzioni, consegnato a chi le ha pronunciate e con loro a tutte le donne, proprio nel giorno più istituzionale del mondo dedicato ai diritti femminili.
Un manifestazione a cui ha ha  partecipato anche Paola Lanzon, presidente del Consiglio Comunale e responsabile delle donne del Pd di Imola, suscitando la reazione sconcertata delle donne dell’Udi e dell’associazione Trama di Terre che hanno infatti affidato la loro indignazione ad un comunicato stampa:
Ci chiediamo e chiediamo al Pd come può avallare, e proprio l’8 marzo, un episodio di questo genere, con caratteristiche proprie della cultura più tradizionale di destra e dal carattere violento verso le donne (la violenza non si consuma solo materialmente). L’intenzione non è equivocabile. La presidente del Consiglio comunale è così coerentemente democratica che chi non la pensa come lei fa solo polemica inutile, anzi, dannosa alla Nazione. Ci chiediamo se le molte donne che aderiscono al Pd e che lo votano (in diverse erano in piazza il 14 febbraio) condividono davvero questa scelta e questi toni”.
Ora c’è chi chiede le dimissioni di Paola Lanzon la quale al momento non ha dato alcuna spiegazione sulla scelta di avvallare una simile manifestazione organizzata, mossa da intenti dichiarati contro le donne scese in piazza il 14 febbraio: “Su questa piazza – ha detto Ivana Pareschi del Comitato Pro-fucilieri San Marco – alcune settimane fa appartenenti ad associazioni di donne hanno espresso valutazioni non accettabili nei confronti di due ragazzi in servizio per lo Stato e noi risponderemo manifestando la nostra solidarietà a Paola e Vania, le mogli che da oltre tre anni si trovano private del padre, del tutto innocente, dei loro figli”.

twitter @nadiesdaa

 

 

 

 

 

 

 

Mimosa no grazie

 

2 pensieri su “Mimose avvelenate. I militari e l’occupazione organizzata dell’8 marzo a Imola

  1. Siamo arrivati ad una tale degradazione interna a quelle che era il partito della sinistra: dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, dei diritti delle donne ecc che possiamo concludere che il Pd è peggio di FI e che le donne del pd stanno alle donne di fi come il loro partito sta a quello dei berlusconen

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