Fortezza da Basso, la manifestazione e quella nota stonata della gogna

Quella di ieri sera è stata una bella manifestazione con duemila  partecipanti, donne e uomini di tutte le età hanno sfilato con cartelli e scritte (la libertà è la nostra fortezza, nessuna scusa per la violenza contro le donne) illuminando con le torce i giardini  di Fortezza da Basso.  Il corteo era lì per difendere la libertà delle donne contro i pregiudizi sessisti per una giustizia che cessi di processare e colpevolizzare le donne che denunciano uno stupro.

Purtroppo c’è stata una nota stonata quando un gruppo si è staccato dalla manifestazione ed ha esposto uno striscione con la scritta: Italia stupra impunita se non ci sarà giustizia ci sarà vendetta. Il corteo proseguendo verso il centro di Firenze ha scandito i nomi dei sei uomini imputati. Non so  che cosa passasse per la testa delle donne che hanno fanno parte di questo gruppo, non so perché hanno parlato di vendetta e non so se si sono rese conto che quegli slogan, quei cori che gridavano i nomi degli imputati hanno adombrato  lo spirito di una manifestazione che non era stata organizzata con l’intenzione di dare il via a gogne o a  linciaggi virtuali ed hanno  ferito  ancora una volta, la donna che denunciò lo stupro che ha condannato le invocazioni di forche e linciaggi virtuali.

Mi ha fatto anche un certo effetto leggere quello striscione che parlava di impunità accostato ad un linguaggio che mi ha ricordato i toni dei cori fascio leghisti quando inveiscono contro gli stupratori (soprattutto quando sono immigrati)  invocando la castrazione chimica. E che caspita c’entra tutto questo con la libertà delle donne? Che c’entra con l’abbraccio simbolico alla ragazza che denunciò lo stupro quel levarsi cazzuto di pugni?

@nadiesdaa

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4 pensieri su “Fortezza da Basso, la manifestazione e quella nota stonata della gogna

  1. Lla definizione di femminicidio di Marcela Lagarde: «La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine -maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria, istituzionale- che comportano l’IMPUNITA’ delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia».
    Il concetto di impunità (la possibilità di compiere un atto senza senza dover temere nulla, senza danno, senza difficoltà) ha la sua importanza nella cultura dello stupro, e non ha nulla a che fare col desiderio di vendetta. Impunità significa – a livello sociale – che chi agisce con violenza contro una donna può contare su un’opinione pubblica che si interroga sulla misura in cui “lei se l’è cercata”, mentre dal punto di vista delle istituzionale permette ad un collegio giudicante di parlare con disinvoltura dell’«atteggiamento sicuramente ambivalente» di una donna che ha denunciato una violenza sessuale. Che un violento possa agire impunemente significa che nessuna condatta etica e morale viene emessa nei confronti del suo comportamento, che il comportamento violento non è riconosciuto come sbagliato e censurabile, e questo non può che condurre al perpetrarsi di una cultura intrisa di violenza.
    Io non confonderei le due cose -impunità e vendetta – perché fra esse c’è un abisso, come c’è un abisso fra vendetta e giustizia.
    Tempo fa circolava in rete un video in cui le forze dell’ordine permettevano ad una ragazza molestata di infierire con violenza contro l’aggressore: http://www.femaleworld.it/botte-al-molestatore-studentessa-indiana-conquista-il-web/
    Naturalmente io sono dell’idea che non si può combattere la violenza con la violenza (“Con la violenza puoi uccidere colui che odia, ma non uccidi l’odio”, diceva Martin Luther King), e simili reazioni meritano una riflessione accurata, senza dimenticare però che l’ “impunità” è un concetto molto più vasto e complesso della riduzione a “levarsi cazzuto di pugni”.

    • Ciao, non sono stata io a confondere impunità e vendetta ma le manifestanti che hanno portato lo striscione e intanto scandivano i nomi degli uomini coinvolti profferendo minacce e questo per me è un levare di pugni caxxuto.
      Il video di cui mi parli non mi sembra sia paragonabile a questa vicenda. E’ del tutto comprensibile e legittima la difesa di una donna che aggredisce un uomo che la molesta.

      • Avevo capito che sono stati i/le manifestanti… Mi sembrava importante puntualizzare.
        Però non concordo sull’interpretazione del video: le forze dell’ordine non dovrebbero permettere alla vittima di infierire sul reo: quella è vendetta, non giustizia, è violenza in risposta alla violenza, non legittima difesa. I codici sono nati proprio per evitare questo: l’occhio per occhio…

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