Ministra Lorenzin, obiettiamo il fertility day

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Avrà anche avuto le proprie ragioni la Ministra Lorenzin, a non presentarsi alla Festa dell’Unità di Milano lo scorso 2 settembre, come evidenziato dal suo portavoce. Di contro, però, noi riteniamo che chi, come lei, ricopre un così importante ruolo istituzionale, debba assumersi sempre le conseguenti responsabilità, affrontando, ad esempio, i cittadini e le cittadine quando tira una forte aria di contestazione.

Se l’avesse fatto l’altro giorno, ci saremmo volentieri confrontate con lei sui problemi che riguardano le nostre esistenze e le nostre scelte. L’occasione era quella giusta, perché il tema del confronto pubblico con la ministra era “Curare bene, curare tutti”.

Le avremmo spiegato quanto tutto il progetto sulla fertilità ci sembri proprio irricevibile e perché come donne ci siamo sentite umiliate nella nostra dignità. Le avremmo rappresentato come le difficoltà di una effettiva applicazione della 194 si configuri come una manifestazione concreta proprio di una lesione dei nostri diritti riproduttivi. 

Invece ci siamo trovate al cospetto del sottosegretario De Filippo, che ha sposato, sul Fertility Day, la linea della Ministra Lorenzin, condividendo con lei la valutazione di non aver sbagliato tutto l’impianto del Piano, ma solo la campagna di comunicazione!

Ci ha rinfrancato, nel dibattito, la netta presa di posizione della senatrice De Biase, quando l’abbiamo sentita ribadire come dietro la campagna e il Piano ci siano un’idea e un progetto ben precisi e irricevibili. 

Ancora di più l’abbiamo apprezzata nel sentirla parlare della condizione delle donne in Italia, toccando il tema della conciliazione tra lavoro e famiglia, della legge 194 da applicare, dei consultori da potenziare e della Legge 40 da riformulare, poiché noi di #ObiettiamoLaSanzione proprio quei temi volevamo rappresentare alla ministra Lorenzin.  Per questo siamo intervenute alla Festa dell’Unità illustrando e distribuendo il seguente comunicato:

 

In Italia abbiamo un problema serio circa l’applicazione della Legge 194. Forse non tutta l’opinione pubblica è al corrente del fatto che, citando solo l’ultimo caso balzato alla cronaca, a Trapani nell’ospedale di riferimento per tutta la provincia non è presente in pianta organica nessun ginecologo non obiettore. Al momento il servizio è coperto da un ginecologo di Castelvetrano che si reca a Trapani una volta alla settimana.

Le due pronunce definitive del Comitato europeo dei diritti sociali, quella del 2014 e quella del 2016, attestano “palesi responsabilità delle istituzioni pubbliche italiane nella lesione dell’effettivo esercizio del diritto alla protezione della salute”, e il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa “attende con interesse la segnalazione al Comitato dei diritti sociali nel 2017”.

Come attiviste di Obiettiamo La Sanzione dubitiamo della  tesi della Ministra Lorenzin per cui “gli eventuali problemi di accesso ai servizi di interruzione volontaria di gravidanza sono dovuti a criticità organizzative locali e non al numero degli obiettori di coscienza”.

Ad esempio in Lombardia la percentuale dei ginecologi obiettori è del 69,4%. In 7 ospedali lo è la totalità (Calcinate, Iseo, Gavardo, Oglio Po, Melzo, Broni-Stradella e Gallarate). In 12 ospedali la percentuale di obiezione è tra l’80% e il 99% (per esempio Fatebenefratelli e Niguarda di Milano) e solo in 8 strutture è inferiore al 50%.

C’è un notevole ricorso a medici “gettonisti”, esterni chiamati a sopperire alla mancanza interna di non obiettori. Il costo nel 2014 è stato di 255.556 euro. A causa di questa mancanza anche i tempi di attesa si allungano: la Lombardia è sedicesima per i tempi di attesa tra la certificazione e la data dell’intervento. Questo anche perché solo il 65% delle strutture che hanno un reparto di ginecologia e ostetricia effettua Ivg. Una sorta di percorso ad ostacoli quindi. Sempre nella nostra regione nel 2014 le Ivg sono calate del 5,2%, ma meno di quello di altre 15 regioni. Aumentano le gravidanze sotto i 18 anni, negli ultimi 5 anni +31%.

Dall’indagine sull’obiezione di coscienza condotta dal gruppo regionale del Pd emergono alcuni elementi su cui riflettere. Nel 2013 il 41,4%, (per un totale di 6.913) delle Ivg sono state effettuate da donne straniere, le italiane sono state 9.765. Al contrario di quanto avvenuto in altre regioni, la Lombardia non ha aderito al progetto promosso e finanziato dal ministero della Salute sulla prevenzione dell’aborto tra le donne straniere tramite la diffusione di buone pratiche (formazione degli operatori, potenziamento dell’organizzazione dei servizi per favorire l’accessibilità, promozione di una capillare informazione nelle comunità immigrate).

Siamo indietro anche nell’utilizzo del metodo farmacologico (RU486). La Lombardia è al quindicesimo posto rispetto alle altre regioni, è ferma al 4,5% nel 2014. La spiegazione in parte è data dal fatto che 30 strutture delle 62 che effettuano interruzioni di gravidanza non utilizzano la RU486; inoltre passa troppo tempo tra la certificazione e l’effettiva esecuzione dell’ivg e questo fa scadere i termini temporali (49 giorni) entro i quali è possibile utilizzare il metodo farmacologico. A questo si aggiunge che, per la RU486, viene applicata in maniera ferrea l’indicazione nazionale dei tre giorni di ricovero, a differenza dell’Ivg chirurgica che è eseguita in day hospital”. I consultori sono un altro punto dolente del sistema sanitario lombardo.

Insomma, emerge una fotografia non certo all’insegna dell’efficienza, della tutela della salute psico-fisica della donne, della garanzia dei diritti delle donne in termini di salute sessuale e riproduttiva.

Siamo certe della copertura adeguata? E, ulteriore domanda, siamo davvero sicure che il sistema di monitoraggio, di cui tanto parla la ministra Lorenzin, risponda alla realtà, al di là dei dati disaggregati adoperati dal Ministero? Valutiamo la richiesta di IVG, ovvero quante donne richiedono IVG e quante trovano risposta alla loro richiesta. Il numero di IVG nelle strutture autorizzate diminuisce, ma andrebbe approfondito il fenomeno degli aborti clandestini per comprendere se non ci sono falle nel sistema.

Per quanto riguarda la quantificazione degli aborti clandestini nel Paese, l’Istituto Superiore di Sanità effettua le stime utilizzando lo stesso modello matematico applicato nel passato, pur tenendo conto dei suoi limiti. La Laiga ribadisce che il fenomeno va attentamente studiato trovando degli indicatori adeguati e non si può velocemente chiudere l’argomento con un fantomatico e fantastico studio  ipotetico matematico.

Se la 194 non viene applicata o abbiamo dei servizi non garantiti siamo noi donne a subirne le conseguenze, una violenza sulla pelle e nei corpi che reputiamo intollerabile in un Paese civile. Tornano le ombre della clandestinità, dei farmaci abortivi venduti su internet: non più ferri da calza, mammane, ma pillole antiulcera che vengono assunte in dosi massicce. Sapete cosa comporta tutto questo? Emorragie interne e rischio per la vita.

 

 

Il gruppo #ObiettiamoLaSanzione

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