Melito: cultura mafiosa e violenza di genere sono legate

Cultura mafiosa  e violenza di genere sono fortemente legate. Ci sono storie che si ripetono, lo spiega la deputata Celeste Costantino,  nata a Melito per caso,  e cresciuta a Reggio Calabria: “E siamo a tre! Questa vicenda si inscrive in una situazione particolare che è quella di un territorio fortemente compromesso con la ndrangheta ed è necessario che intervenga la commissione antimafia. C’è la violenza di genere, quella subita da una giovanissima ragazza in un contesto mafioso che ricorda la vicenda di Anna Maria Scarfò e di un’altra ragazza a Pimonte (Campania). Storie di violenze che si somigliano e si ripetono in contesti di ndrangheta e camorra e per questo andrebbe fatta una riflessione approfondita. Dobbiamo anche farci carico della dimensione del sequestro della propria libertà che vivono i cittadini di Melito e tutti quelli che vivono nei contesti di mafiosi, per renderli liberi”. Anna Maria Scarfò come la ragazza di Pimonte e quella di Melito. A  13 anni  si innamora di un ragazzo che le promette amore ma la attira in una trappola facendola finire in una spirale di violenze di un gruppo di giovani legati alla ndrangheta. Va avanti tutto per tre anni ma quando Anna Maria capisce che i suoi aggressori stanno prendendo di mira la sorellina,  rompe il silenzio e  denuncia le violenze. Seguono insulti della comunità dove vive, l’ostracismo, le minacce ma lei non molla.  Oggi vive sotto protezione insieme alla sorella che ha salvato, ed ha scritto Malanova   insieme alla giornalista Cristina Zagaria.

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Celeste Costantino deputata Sel

Eppure sia a Melito che a Taurianova che a Pimonte è stato possibile che  ragazze vittime di violenza svelassero le violenze e ricevessero aiuto nonostante le minacce e il contesto mafioso. I dati della violenza contro le donne comunque ci parlano di un fenomeno trasversale. In Italia, secondo l’Istat, le donne che prima dei sedici anni hanno subito violenza sessuale sono 2milioni 284mila e di queste, quasi 200mila hanno subito stupro e circa 650mila sono state costrette a toccare le parti intime dell’aggressore e 2milioni e 154mila hanno subito palpeggiamenti e altre molestie. Il problema è far emergere il problema perché confrontando i dati delle ricerche Istat con le denunce si capisce che il fenomeno è ancora sommerso.

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Melito di Porto Salvo – Stazione

Dopo la denuncia di stupro della giovane di Melito la Regione Calabria ha indetto per il 21 ottobre prossimo una  manifestazione nazionale contro la violenza alle donne e da parte del movimento delle donne c’è una  forte  l’adesione e si stanno organizzando pullmann da diverse regioni italiane.

Oggi Maria Elena Boschi, ministra per le Riforme con delega per le Pari Opportunità  ha incontrato in prefettura, a Reggio Calabria, alcune associazioni legate all’Arcidiocesi che si occupano anche di violenza contro le donne. Ed è un peccato che all’incontro non siano state invitate le donne di altri centri antiviolenza calabresi tra cui quelle del centro anti-violenza Roberta Lanzino di Cosenza che ha intenzione di costituirsi parte civile nel processo contro gli uomini arrestati con l’accusa di violenza sessuale. Da mesi  le attiviste cosentine erano in contatto con le donne della Fidapa di Melito che avevano chiesto aiuto   per l’apertura di uno sportello antiviolenza.  Antonella Veltri, presidente del Roberta Lanzino confida che dopo la manifestazione del 21 ottobre  seguano azioni efficaci “ non basta l’eco mediatico,  abbiamo chiesto  al presidente della Regione Calabria di fare una mappatura dei centri antiviolenza in modo da rendere chiari i criteri di assegnazione dei  fondi della legge regionale 20 e quelli della legge 119 e di implementare i progetti di contrasto alla violenza di genere”. 

Ben venga quindi la manifestazione del 21 ottobre  ma poi è importante che seguano interventi adeguati: contrasto alla criminalità organizzata,  cultura della legalità, mappatura e rafforzamento dei centri antiviolenza ma anche progetti contro la violenza di genere per contrastarla e capire che cos’è. Ieri l’arcivescovo di Reggio Calabria, monsignor Fiorini Morosini ha puntato il dito contro una concezione troppo edonistica della sessualità. Se si confonde la misoginia e lo stupro con una qualche attività ludica vuol dire che c’è molto da fare ancora.

@nadiesdaa

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