Pillole anticoncezionali non mutuabili: il Governo boicotta la contraccezione

In occasione della Giornata mondiale della contraccezione il gruppo #ObiettiamoLaSanzione, che si batte per il rispetto del diritto all’aborto e di cui faccio parte, interviene sulla riclassificazione di alcune pillole anticoncezionali, che da mutuabili sono passate a pagamento, e lo smantellamento del servizio dei consultori

blister-pillola-anticoncezionale

Oggi è la Giornata Mondiale contro la contraccezione: in Italia come va? La situazione non è rosea. Oltre al numero fuori controllo dei ginecologi obiettori (che penalizza l’applicazione della legge 194) e al ritorno agli aborti clandestini, al depotenziamento dei consultori e al Piano per la fertilità (fortemente lesivo della libertà dei diritti riproduttivi), arriva anche un’ulteriore notizia negativa:

Il 6 luglio scorso l’Aifa ha riclassificato alcuni anticoncezionali orali, facendoli passare dalla fascia A (mutuabile) a quella C (a pagamento).

Gli anticoncezionali non solo prevengono gravidanze indesiderate, ma curano anche serie patologie dell’apparato riproduttivo, come evidenziato dalla dott.ssa Marina Toschi (AGITe), proprio nel corso del Fertility day di Roma: “una corretta consulenza contraccettiva (…) può permetterci di salvaguardare l’utero e le ovaie evitando la crescita di fibromi o cisti ovariche, da ottenere con il buon uso di pillole estroprogestiniche (da Luglio 2016 tutte a pagamento, con costi tra i più alti d’Europa) o di spirali a rilascio di progestinico”.

Mentre la scienza ci aiuta creando pillole con dosaggi sempre più bassi, con riduzione degli effetti collaterali, le istituzioni non sembrano andare nella stessa direzione: inserire i contraccettivi in fascia C significa considerarli qualcosa di non strettamente necessario, denegando la tutela dei diritti sessuali che, insieme a quelli riproduttivi, devono essere salvaguardati anche alla luce delle normative nazionali ed internazionali.

Questi temi sembrano stare più a cuore a Paesi come la Germania (al primo posto per la creazione, l’implementazione e la verifica di politiche nazionali strategiche riguardanti i diritti relativi alla salute sessuale e riproduttiva, seguita da Olanda e Danimarca e Finlandia) che prevede la piena rimborsabilità degli anticoncezionali fino ai 18 anni e parziale tra i 18-19 anni, con prescrizione medica.

Secondo l’Ippf (International Planned Parenthood Federation, qui http://www.ippfen.org/sites/default/files/Barometer_final%20version%20for%20web%20(2)_0.pdf ) che ha valutato 16 nazioni Ue sulla contraccezione, l’Italia è al 12° posto. Tra i punti più critici la mancanza di campagne di sensibilizzazione e consulenze individuali per le scelta degli anticoncezionali, così come una scarsa conoscenza, anche tra gli addetti ai lavori, dei diversi metodi disponibili.

Insomma la contraccezione non è ancora una priorità della nostra politica nazionale.

Ne è riprova lo svuotamento delle funzioni originarie dei consultori che invece (ai sensi dell’art. 2 della 194/78) dovrebbero procedere a “La somministrazione su prescrizione medica, nelle strutture sanitarie e nei consultori, dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile è consentita anche ai minori.” e (all’art. 4 della Legge 29 luglio 1975 n. 405) farsi carico de “L’onere delle prescrizioni di prodotti farmaceutici va a carico dell’ente o del servizio cui compete l’assistenza sanitaria. Le altre prestazioni previste dal servizio istituito con la presente legge sono gratuite per tutti i cittadini italiani e per gli stranieri residenti o che soggiornino, anche temporaneamente, su territorio italiano.”

Lo smantellamento della legge del 1975 che li disciplinava ha reso di fatto impossibile sia prevenzione che diagnosi precoci diffuse, così come un’ informazione costante sulla salute sessuale e riproduttiva delle donne, nonché degli uomini.

Chiediamo al Ministero della Salute la certezza di un’adeguata attenzione e programmazione per ciò che concerne la salute sessuale e riproduttiva,  per garantire, ampliare e migliorare i servizi, evitando tagli di spesa indiscriminati, lesivi della salute di quella parte della popolazione che più necessita di tutele ad hoc, per condizione economica, sociale e culturale.

Chiediamo al Ministero della Salute di tornare ad investire e a uniformare la situazione regione per regione, al fine di assicurare un ricambio generazionale di medici e operatori al loro interno, rendere pubblici i monitoraggi sui consultori ed evidenziare carenze ed eventuali situazioni in cui è necessario intervenire.

Di considerare i servizi integrati territoriali (consultori, medici di medicina generale) non un optional ma servizi fondamentali;

di lavorare insieme a scuole, farmacie e associazioni locali per diffondere conoscenza sui diritti sessuali e riproduttivi, avviare iniziative per intercettare gli adolescenti, fornire la giusta informazione e assistenza alle donne migranti.

Di intervenire per poter fornire servizi accessibili a tutt* al fine di salvaguardarne la salute, sempre nel rispetto della libertà di scelta di ciascun*.

Solo così sarà possibile contrastare l’infertilità, le malattie sessualmente trasmissibili, le patologie, le gravidanze precoci e indesiderate e nel contempo incrementare una consapevolezza del proprio corpo e dell’importanza di controlli periodici per proteggere la salute riproduttiva e non solo.

Chiediamo al Ministero della Salute che le campagne nazionali sulla salute non possano prescindere da un’ analisi realistica della situazione attuale, non possano ignorare l’importanza di una “cura” adeguata e universale per la tutela dei diritti riproduttivi e sessuali, che allo stato attuale risultano alquanto negati.

07 buon libro

@nadiesdaa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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