…o altro

Pubblicato il 5 maggio 2017 sul Blog Ricciocorno Schiattoso

Nel mio post precedente, vi avevo invitato ad osservare questa immagine, utilizzata dal sito studiocataldi.it per illustrare l’articolo di Marino Maglietta sull’alienazione genitoriale.

Immagini simili le troviamo spesso accompagnate a testi sull’alienazione genitoriale.

Se alcuni siti si sforzano di rendere più neutra la narrazione, offrendoci l’immagine di un bambino disperato ma equidistante rispetto a due genitori in conflitto

è molto difficile trovare un’immagine nella quale il bambino è rappresentato accanto al padre e separato dalla madre.

Certo, con un poco di impegno, tutto si trova, ma generalmente la rappresentazione  dell’alienazione genitoriale è questa:

(potete sincerarvene aprendo questo link)

Questo avviene perché, a dispetto dei recenti tentativi di dimostrare che l’alienazione genitoriale non abbia nulla a che fare con la discriminazione genere, chiunque scriva di alienazione genitoriale è concorde nell’affermare che c’è una netta preponderanza di donne fra le persone pervase dal desiderio di “distruggere” gli ex partner, che usano i figli per raggiungere l’obiettivo:

Questo articolo (“Figli contesi da genitori in guerra” – Camerini & Pingitore, Psicologia Contemporanea, maggio-giugno 2015) descrive perfettamente le immagini: da una parte si schierano mamma e figlio, dall’altra il padre.

Nessuno di questi articoli fornisce contestualmente una spiegazione di questa tendenza delle donne ad indulgere in simili comportamenti, limitandosi ad informarci che “il genitore ingiustificatamente allontanato è più spesso il padre”.

Richard Gardner, l’inventore della Sindrome da Alienazione Genitoriale, aveva invece delle idee ben precise sul perché il genitore alienante è per lo più donna, come possiamo leggere qui:

Idee che, naturalmente, non trovano nella scienza alcun conforto.

La convinzione che la donna sia, per sua stessa natura, subdola, manipolatrice, bugiarda e anche masochista, costituisce la premessa necessaria senza la quale la teoria di Richard Gardner e le speculazioni dei suoi epigoni non stanno in piedi.

Infatti, diffondere la notizia dell’esistenza di una invisibile e diffusa violenza delle donne contro gli uomini, agita in un modo così infido e strisciante da risultare invisibile a chi effettua rilevazioni statistiche sulla violenza domestica, è una delle principali attività di chi discute di bigenitorialità, tutela dei minori e alienazione genitoriale.

Attività accompagnata da una martellante campagna contro il concetto di femminicidio.

Questo aspetto della questione non sembra minimamente turbare i sempre più numerosi fan della teoria e per lungo tempo mi sono chiesta se non fosse perché questo paese è talmente intriso di maschilismo che frasi come “le donne provano piacere nell’essere picchiate in quanto ciò rappresenta il prezzo da pagare per guadagnare la gratificazione di ricevere lo sperma” lasciano il lettore/la lettrice medio/a del tutto indifferente.

Qualche volta, invece, mi trovo a pensare che forse, più semplicemente, questo aspetto sia sconosciuto ai più.

E’ quello che ho pensato, ad esempio, nel leggere questa lettera pubblicata il 24 aprile nella rubrica Italians del Corriere:

Questa signora, che intendeva partecipare ad un convegno di aggiornamento professionale per sentir parlare di un “tema serissimo”, si è ritrovata invece nel bel mezzo di un “processo alle donne“, condotto con toni ed argomenti che l’hanno lasciata sgomenta.

E’ evidente che la signora Guglielma Vaccaro non si era mai resa conto che il “tema serissimo” consiste proprio in un “processo alle donne”, già condannate prima di qualsivoglia dibattimento in virtù del loro sesso.

A dimostrarlo basta la sentenza che condannò una madre per NON aver commesso ciò che le veniva imputato, della quale abbiamo già parlato.

Non per nulla, il cortometraggio al quale accenna nella lettera si intitola “Mamma non vuole”.

(Il famoso cortometraggio cui si è prestato Giancarlo Giannini, spezzandomi il cuore.)

A nascondere il maschilismo che è alla base del costrutto dell’alienazione genitoriale, la propaganda ci prova disperatamente. Ma esso è il nocciolo della questione, ed occultarlo è troppo arduo anche per gente abile come chi si occupa di questa faccenda da anni indubbiamente è.

Per questo motivo, persino persone assolutamente convinte della fondatezza della teoria di Richard Gardner come Gugliela Vaccaro, si trovano ad un certo punto a sospettare

“si usa l’alienazione genitoriale, che esiste, per tutelare il minore, o altro?”

C’è dell’altro, c’è soprattutto altro.

Nella speranza che la lettera a Severgnini sia solo il principio di una più massiccia presa di coscienza del legame che c’è fra la diffusione di costrutti pseudo-scientifici come l’alienazione genitoriale e la discriminazione di genere, vi rimando ad un saggio sull’argomento del sociologo Michael G. Flood:

I papà separati e la violenza contro le donne

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