Lo stupro non è una bambinata

“Come lo vogliamo chiamare, definire? Bambinata”. Michele Palummo, il sindaco di Pimonte  ha commentato con queste parole lo stupro avvenuto nel 2016 nella sua città. Lo ha fatto rilasciando balbettanti dichiarazioni al microfono di un basito Roberto D’Antonio, giornalista del programma L’Aria che Tira (La 7), che lo ha incalzato domandandogli “Bambinata uno stupro di gruppo”?

Il commento del primo cittadino della piccola comunità di seimila abitanti, in provincia di Napoli,  ha suscitato la rabbia e l’indignazione di molte donne e attiviste femministe. Grazie ai social sono partite diverse iniziative per protestare contro affermazioni gravi che banalizzano una violenza gravissima in modo intollerabile e che offendono la giovanissima vittima di uno stupro di gruppo, i suoi familiari e anche  tutte le donne vittime di violenza. Alla email del sindaco di Pimonte sono arrivate numerosissime proteste con la richiesta di chiedere scusa e di dimettersi.  Nel pomeriggio Palummo ha corretto il tiro: “Intendo prima di ogni altra cosa porgere le mie più sentite scuse alla nostra giovane concittadina, alla sua famiglia e all’intera cittadinanza per aver utilizzato, durante l’intervista a La 7, un’espressione infelice, assolutamente impropria e che non era affatto riferita a quanto le è purtroppo capitato”.

I fatti risalgono ad un anno fa, quando una ragazza di 15 anni subì violenza di gruppo da parte di undici ragazzi, tutti, all’epoca dei fatti, minorenni. Dopo qualche mese, gli stupratori sono tornati in libertà e la ragazza e i suoi familiari hanno deciso di lasciare Pimonte e si sono trasferiti in Germania per cercare di ritrovare serenità. Una storia purtroppo già vista. Non è raro che le donne vittime di stupro lascino la città dove vivono e lavorano a causa di uno stupro. Lo fanno per evitare di incontrare i loro stupratori una volta usciti di prigione oppure per proteggersi dall’ostilità della comunità che solidarizza con gli stupratori perché   “lei ha rovinato dei bravi ragazzi”, perché lei ci stava”o “se l’è cercata”. 

Vignetta di Anarkikka

Così dopo la la violenza le donne devono fronteggiare talvolta l’ostracismo della gente come  fossero colpevoli e a violenza si aggiunge violenza. E’ la cultura dello stupro che ri-vittimizza le donne, che le colpevolizza per aver parlato e denunciato invece di tacere. Gli abitanti di Pimonte omertosi e insofferenti per le domande del giornalista de La 7, ci hanno fatto capire dalla parte di chi stavano, ovvero dalla parte del branco.

Il garante per l’Infanzia della Campania, Cesare Romano ha detto che  a Pimonte “non si è fatto abbastanza per assicurare protezione alla giovane: i continui schemi e l’esclusione sociale che la ragazza ha dovuto subire hanno aggravato il suo disagio psicologico al punto che la famiglia ha deciso di abbandonare il paese di Pimonte e trasferirsi nuovamente in Germania dove, forse, la minore e la sua famiglia potranno riacquistare la tranquillità di cui ha bisogno”. 

No, lo stupro non è una bambinata nemmeno quando è commesso da minorenni e quando accade che gli stupratori abbiano meno di 18 anni,  il mondo degli adulti dovrebbe interrogarsi e capire dove sono le responsabilità della comunità, della società e della famiglia dove piccoli stupratori crescono.

(per scrivere al sindaco Michele Palummo: sindaco@comune.pimonte.na.it)

 

 

@nadiesdaa

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